Respinta la proposta di un trattamento più indulgente per i truffatori dell'olio d'oliva in Italia
Le commissioni Agricoltura e Giustizia della Camera dei Deputati hanno respinto una proposta volta a «depenalizzare» l'olio d'oliva contraffatto.
È stato scongiurato il rischio che la contraffazione dell’olio d’oliva potesse essere «depenalizzata», lasciando i trasgressori liberi di proseguire la loro attività.
A Montecitorio, Roma, sede della Camera dei Deputati, le Commissioni congiunte Agricoltura e Giustizia hanno approvato un decreto che prevede sanzioni per la contraffazione dell’olio d’oliva e della sua origine, con la proposta, approvata all’unanimità, che attribuisce prevalenza al codice penale rispetto a quello amministrativo.
Abbiamo sollevato queste preoccupazioni fin dall’inizio e siamo soddisfatti che la tutela del nostro oro verde abbia avuto un esito positivo.
Le due Commissioni hanno proposto la modifica a un disegno di legge alla luce delle numerose proteste sorte contro il tentativo di alleggerire le pene per i condannati per frode. Ora, i coltivatori e i produttori italiani sperano che il decreto venga recepito dal governo in legge.
La frode commerciale in Italia, come l’etichettatura errata dell’olio d’oliva come italiano quando ha un’origine diversa, è un reato penale punito dagli articoli 515 e 517 del codice penale. Ma nel disegno di legge intitolato “Disposizioni relative alle sanzioni per la violazione del regolamento UE n. 29/2012”, i trasgressori che “non rispettano l’obbligo di indicare sull’etichetta e nei documenti la denominazione di origine, nonché l’indicazione non conforme della denominazione di origine anche mediante l’uso di segni, figure o altro”, sarebbero stati puniti solo con una sanzione amministrativa.
L’articolo prosegue introducendo l’illecito amministrativo quando le informazioni riportate sulla confezione del prodotto appaiono «in sostituzione della denominazione di origine o tali da evocare un’origine geografica diversa da quella indicata», ovvero, in altre parole, quando le informazioni sull’etichetta inducono in errore i consumatori facendogli credere che il prodotto sia italiano quando, in realtà, non lo è.
La prima modifica chiarisce che eventuali provvedimenti amministrativi non precludono i reati penali né interferiscono con l’azione penale attraverso una clausola “a meno che il fatto non costituisca reato” inserita nelle disposizioni sanzionatorie.

Giuseppe L’Abbate, deputato della Commissione Agricoltura
La seconda modifica al disegno di legge riguarda la reintroduzione di una sospensione fino a sei mesi per i recidivi di frodi commerciali, durante la quale le aziende che per la seconda volta violano le norme devono sospendere l’attività commerciale.
“Abbiamo sollevato queste preoccupazioni fin dall’inizio e siamo soddisfatti che la tutela del nostro oro verde abbia avuto un esito positivo”, ha dichiarato il deputato del Movimento 5 Stelle in Commissione Agricoltura Giuseppe L’Abbate. “Chiediamo al Governo di recepire al più presto queste indicazioni nel decreto definitivo, da emanare entro ottobre, affinché possa essere operativo prima della prossima stagione di raccolta”.