Al Accademia dei Georgofili a Firenze, una conferenza 11th di marzo ha riunito centinaia di intellettuali, esponenti politici e appassionati di agricoltura di tutta Italia per discutere di una storia agricola molto antica. La scuola, che è il centro per lo studio agricolo in Italia, celebrava il cinquantesimo anniversario della Rivista di sto­ria dell’agricoltura (Journal of the History of Agriculture) with a day ded­i­cated to changes and con­ti­nu­ities between ancient Roman times and the Middle Ages. Entitled “Agriculture and Environment through the Roman and Middle Ages”, the con­fer­ence focused on the his­tor­i­cal real­i­ties of this thousand-​year period and its sig­nif­i­cance for today’s highly con­se­quen­tial bal­anc­ing of farm­ing and envi­ron­ment in Italy.

Uno dei temi più significativi per tutti i presenti è stato quello della continuità: la presenza di colture e persino metodi iniziati con i romani e proseguiti nel Medioevo e, in alcuni casi, fino ad oggi. I romani dell'antichità, immensamente concentrati sulla coltivazione e sull'espansione delle colture, introdussero piante dagli angoli più remoti del suo impero e le fecero abbondanti in tutta la regione del Mediterraneo e in Europa.

Con ulivi dalla Grecia e viti della regione francese di Bordeaux e Bourgogne, i romani diffondono la produzione di olio e vino in tutto il continente, dando forma a culture e cucine per millenni. In Italia, specialmente nelle regioni meridionali come la Puglia, molti alberi utilizzati per produrre gli odierni oli d'oliva risalgono a un paio di migliaia di anni fa e furono piantati dai romani. La conferenza ha messo in evidenza i modi in cui l'attuale cultura agricola è tanto discendente dal Medioevo e dal Medioevo come lo è oggi la cultura artistica e sociale dell'Italia.

Tuttavia, l'altro tema della conferenza era il cambiamento: i cambiamenti generati dall'ambiente e i cambiamenti ambientali provocati dalle pratiche agricole. Le forti variazioni della produzione alimentare, come l'olio d'oliva, ebbero gravi conseguenze alla fine dell'Impero romano. Come spiegò Paolo Nanni, professore di Agraria all'Università di Firenze, al convegno: “Basti pensare che Roma, che era la città più grande del mondo, passò da ottocentomila abitanti a sessantamila nello spazio di duecento anni, dal quarto al sesto secolo ".

L'Italia rimane un paese molto pastorale con una ricca attività agricola, e la conferenza, sebbene focalizzata su un'età molto lontana, si stava occupando moltissimo dell'attuale era dell'agricoltura e delle minacce per l'ambiente. In epoche scontate, prima Roma e poi le città centrali più piccole del Medioevo organizzavano l'agricoltura attorno a loro lungo percorsi di trasporto e comunicazione, lasciando così un sacco di foreste incontaminate e terra naturale.

With today’s ease of trans­porta­tion, cities are no longer the hub of local trade and there are no lim­its on land-​use. It is, as Paolo Nanni con­cluded, “dou­bly impor­tant that agri­cul­ture is done in a sus­tain­able way, both eco­nom­i­cally and envi­ron­men­tally… and that the gov­ern­ment rec­og­nizes the impor­tance of the eco­log­i­cal strat­egy. This is why we held this con­fer­ence.” As with so many of the mod­ern prob­lems of human­ity, we look to antiq­uity for answers.


Commenti

Altri articoli su: , ,