Si sarebbe potuta evitare la crisi in Italia?

Il 2014 passerà alla storia come uno degli anni peggiori degli ultimi tempi per la produzione di olio d'oliva in Italia. Secondo un esperto, la situazione non avrebbe dovuto essere così grave.

Il 2014 passerà alla storia come uno degli anni peggiori degli ultimi tempi per la produzione di olio d'oliva in Italia.

Gli ultimi dati forniti dall'ISMEA (Istituto Italiano di Servizi per l'Agricoltura e il Mercato Alimentare) mostrano cali a doppia cifra della produzione in tutte le regioni, ad eccezione del Piemonte e della Sardegna.
Vedi anche: Copertura completa della raccolta
2014 Le ragioni della crisi sono le stesse da nord a sud: le piogge estive eccessive che hanno favorito la diffusione della mosca dell’olivo (Bacterocera oleae) e un ottobre caldo e umido che ha accelerato la maturazione delle olive, causando una forte infestazione da “lebbra dell’olivo” (Gloeosporium olivarum) e da “macchia del pavone” (Spilocaea oleaginea).

Quasi ovunque nel Paese, i produttori lamentano la raccolta e chiedono di poter accedere agli aiuti per i loro redditi in forte calo.

Ma alcuni esperti danno la colpa agli stessi produttori per essersi trovati così impreparati di fronte all’emergenza.

Leonardo Laureti, presidente del Consorzio DOP umbro, ha dichiarato a Sapere Food che “molti produttori umbri hanno sottovalutato la criticità della stagione, dimostrando scarsa professionalità”.

“Quest’anno è stato difficile per l’intero Paese e anche Spagna e Portogallo hanno affrontato problemi simili”, ha proseguito Laureti, “ma oggi dobbiamo essere in grado di prevedere tali rischi, non possiamo lasciare le olive in balia del destino. Il Servizio fitosanitario della Regione Umbria ha emesso un avviso esortando i produttori ad attuare trattamenti specifici, ma nonostante i primi segnali, molti hanno sottovalutato la situazione”.

Leonardo Laureti
Leonardo Laureti

Secondo Laureti, l’Umbria non è consapevole del proprio potenziale. “La nostra regione produce circa l’1,7% dell’olio italiano e rappresenta lo 0,2-0,3% dell’intera produzione mondiale. Ma siamo una terra riconosciuta all’estero per la sua eccellente qualità e una grande capacità di esportazione. Eppure non esiste ancora un piano regionale per l’olio umbro”.

Laureti non crede nell’utilità degli aiuti economici concessi alle vittime di calamità naturali: «La mosca dell’olivo non è una specie nuova, e i metodi di prevenzione sono ben codificati sia nelle norme della produzione integrata che in quelle del biologico. Esistono anche polizze multirischio cofinanziate dall’Unione Europea, che pochi agricoltori conoscono».

«Questa stagione», ha concluso Laureti, «deve essere un monito per tutti noi. In Umbria, la futura olivicoltura deve essere diversa da quella attuale; dobbiamo investire negli oliveti se vogliamo davvero prevenire situazioni del genere in futuro».