Si teme che la malattia possa causare un vero e proprio disastro per gli ulivi europei
Si ritiene che una malattia delle piante abbia già colpito decine di migliaia di ulivi — molti dei quali secolari — nella regione italiana della Puglia.

Nerium oleander infettato da un ceppo letale del batterio Xylella fastidiosa. Da Phoenix, Contea di Maricopa, Arizona, USA. (Wikipedia)
Nel settore dell'olio d'oliva europeo c'è grande preoccupazione per la prima comparsa di una malattia delle piante che si dice abbia già infettato decine di migliaia di ulivi — molti dei quali centenari — nella regione italiana della Puglia.
Secondo Raffaele Baldassarre, eurodeputato italiano, gli scienziati hanno raccomandato di sradicare e distruggere gli alberi malati a causa della “diffusione estremamente rapida” del batterio Xylella fastidiosa (Xf).
Baldassarre, del Partito Popolare Europeo, ha chiesto alla Commissione Europea un aiuto urgente per affrontare quello che ha descritto come un “agente particolarmente pericoloso che non è mai stato identificato in Europa ma che, in America e in Asia, ha causato malattie in varie specie di piante, tra cui viti e agrumi, provocando perdite sostanziali al settore agricolo e all’economia”.
Timori di diffusione ad altre zone e colture
In un'interrogazione scritta alla Commissione, ancora in attesa di risposta, Baldassarre ha affermato che negli ultimi mesi la «malattia vegetale molto grave, estesa e letale» si è diffusa tra gli ulivi in Puglia e in particolare nella provincia di Lecce.
«L’epidemia, che provoca l’appassimento degli alberi, si è diffusa su un’area di circa 8.000 ettari, colpendo decine di migliaia di ulivi. A seguito delle indagini e delle analisi effettuate da tutti gli uffici e le istituzioni competenti, sono emerse prove incontrovertibili che l’infezione proviene da un batterio chiamato “Xylella fastidiosa”», ha affermato.
«La vastità dell’area e il numero di alberi colpiti, per non parlare della diffusione estremamente rapida del batterio, stanno causando grave preoccupazione non solo per il danno già causato, ma anche per quello che potrebbe essere causato da un ulteriore contagio, che potrebbe colpire il resto delle colture di olivi e altre colture in Puglia, in Italia e in Europa».
Richiesta di aiuti per isolare l’area colpita e sradicare gli alberi
«Alla luce di questa pericolosa epidemia, scientificamente provata, e dell’unica linea d’azione raccomandata, ovvero l’estirpazione e la distruzione degli alberi malati, può la Commissione indicare:
1. quali misure intende adottare con urgenza per accertare e controllare l’epidemia in questione e, di conseguenza, quale aiuto scientifico e tecnico può essere fornito a sostegno delle istituzioni locali;
2. quali misure finanziarie possono essere adottate al fine di istituire un cordone sanitario intorno all’area colpita e sradicare gli alberi infetti, per impedire la diffusione del batterio;
3. quale assistenza finanziaria può essere fornita ai produttori colpiti da questa infezione estremamente grave che sta causando danni economici così ingenti?
Estesa bruciatura fogliare e deperimento degli olivi osservati in Puglia
Secondo l’Organizzazione europea e mediterranea per la protezione delle piante (EPPO), la possibile presenza di Xf sugli olivi (Olea europaea) nel Sud Italia è stata segnalata per la prima volta a metà ottobre, quando un cittadino ha allertato l’organizzazione tramite la sua pagina Facebook.
In un rapporto intitolato “Prima segnalazione di Xylella fastidiosa in Italia”, l’EPPO, un’organizzazione intergovernativa responsabile della protezione delle piante in Europa, ha affermato che, più o meno nello stesso periodo, l’Organizzazione Nazionale per la Protezione delle Piante (NPPO) italiana aveva inviato informazioni sul coinvolgimento di Xf nella malattia osservata in quella zona, ovvero “estese bruciature fogliari e deperimento degli olivi, che si stanno diffondendo rapidamente nell’area del Salento (regione Puglia)”.
Sebbene i test iniziali per la Xf fossero positivi, “la NPPO aveva sottolineato che l’identificazione definitiva del batterio è ancora in attesa del suo isolamento in coltura pura per poter eseguire i test di patogenicità”, si legge nel rapporto dell’EPPO.