Quarto rapporto sui reati agroalimentari in Italia

Il quarto rapporto sui reati agroalimentari in Italia, redatto da Eurispes, Coldiretti e dall'Osservatorio sulla criminalità in agricoltura, è stato presentato presso la sede centrale di Coldiretti a Roma.

Il settore agroalimentare rappresenta un’area prioritaria di investimento per la criminalità organizzata, con conseguenze pericolose non solo per l’economia, ma anche per la salute dei cittadini, l’ambiente e il territorio nazionale, come evidenziato dal quarto rapporto sui reati agroalimentari in Italia, redatto dall’Istituto per gli Studi Politici, Sociali ed Economici (Eurispes), l’organizzazione degli agricoltori italiani Coldiretti e l’Osservatorio sulla Criminalità nei Sistemi Agricoli e Agroalimentari.

Il rapporto è stato presentato presso il Centro Congressi di Palazzo Rospigliosi, sede di Coldiretti a Roma.

La crescente espansione della vendita di prodotti alimentari online pone con urgenza il tema della sicurezza. - 4° Rapporto sulla criminalità agroalimentare

Dopo un’introduzione di Gian Carlo Caselli, ex procuratore che ha ottenuto risultati significativi contro la criminalità organizzata ed è ora presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio, sono intervenuti il presidente di Eurispes, Gian Maria Fara; il ministro della Giustizia, Andrea Orlando; il ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina; il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Giovanni Legnini; la presidente della Commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi; il presidente della Direzione nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone e il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo.

Il business dell’Agromafia ha raggiunto un fatturato di 16 miliardi di euro nel 2015 e osservare ciò che accade nella produzione e distribuzione alimentare può dare l’idea che l’Italia sia la culla dell’illegalità.

Al contrario, il rapporto mostra come il Paese abbia sviluppato un eccellente sistema di indagine, tanto da diventare il leader della sicurezza agroalimentare in Europa. Nessun altro Paese ha la stessa quantità e qualità di controlli, conclude il rapporto: ecco perché vengono rilevate così tante irregolarità.

Diverse forze dell’ordine specializzate, come il Nastro Antisofraffamento e Sanitario (Nas) dei Carabinieri, il Servizio Antisofraffamento (NAC), il Servizio Investigativo Crimine Organizzato della Guardia di Finanza (SCICO), il Corpo Forestale dello Stato, l’Ispettorato Centrale per la tutela della qualità e la repressione delle frodi dei prodotti alimentari (ICQRF) e la Direzione Investigativa Antimafia (DIA) hanno effettuato più di 100.000 controlli lo scorso anno.

L’olio d’oliva è uno dei settori più sensibili, secondo il rapporto, che si apre con un’analisi dell’emergenza Xylella fastidiosa, che richiede un’indagine approfondita su chi potrebbe essere responsabile della portata della crisi.

Per quanto riguarda la produzione, oltre al drastico calo registrato nel 2014, “la vertiginosa crescita delle importazioni aumenta al contempo il rischio di contraffazione dei prodotti italiani”. Ma gli eccellenti risultati della raccolta 2015, superiore del 46% rispetto alla precedente, hanno permesso una ripresa in tutte le regioni. Con l’intensificazione dei controlli, le autorità competenti hanno ottenuto “numerose azioni vittoriose contro le frodi alimentari, l’usurpazione e i fenomeni di italian sounding a danno del marchio Made in Italy e dei consumatori”.

Il rapporto ha rivelato che i cosiddetti nomi “Italian sounding”, marchi e immagini che evocano l’Italia per promuovere e vendere in modo fraudolento prodotti per nulla legati al Paese hanno raggiunto un fatturato illecito annuo di 60 miliardi di euro e costituiscono quasi due prodotti su tre falsamente etichettati come Made in Italy.

“La crescente espansione della vendita di prodotti alimentari online pone con urgenza il tema della sicurezza, quindi non solo la tracciabilità dei prodotti, ma anche una vera e propria certificazione di identità”, ha dichiarato il rapporto. Considerando che un cliente italiano su cinque acquista online, “l’‘identità certificata’ assume ora una nuova, decisiva centralità”.

Sono ora necessarie “norme specifiche, efficaci e immediate”, con il opportuno supporto dell’UE in alcuni aspetti della legislazione. A questo proposito, la Commissione per l’elaborazione di misure sulla riforma dei reati agroalimentari istituita dal Ministero della Giustizia e guidata da Gian Carlo Caselli, ha recentemente presentato un disegno di legge (che introduce un nuovo reato di agropirateria) che richiede un “diritto penale rinnovato, meno repressivo e più attento alla tutela del consumatore, in grado di interpretare le sfide della globalizzazione senza dimenticare il valore aggiunto delle specificità territoriali, con l’obiettivo ultimo e non negoziabile di tutelare la salute delle persone».