Gli ulivi: una scelta molto diffusa nei giardini delle case di campagna italiane
Che si tratti di un singolo albero maestoso o di un intero uliveto, gli ulivi sono l'elemento più richiesto nei progetti di architettura paesaggistica residenziale di Alice Collantoni.
«In base alla mia esperienza con i clienti internazionali, posso affermare che l’olivo è una delle piante più amate e si colloca senza dubbio in cima alle richieste per la realizzazione di un giardino», ha dichiarato Alice Collantoni, architetta specializzata in progettazione di giardini e paesaggi.
Abbiamo incontrato Collantoni sulla costa meridionale della Toscana, nella località balneare di Porto Santo Stefano, sul promontorio del Monte Argentario, il cui nome, secondo una leggenda, deriva dalle sfumature argentate delle foglie degli ulivi diffusi nella zona.
Un punto di riferimento con un uso pratico grazie all’ombra che offre durante i mesi più caldi. –
In Toscana, nelle grandi proprietà è spesso richiesto un uliveto, piantato con la tradizionale distanza tra gli alberi o ad alta densità, spesso affiancato da un vigneto e da cipressi. L’olivo è richiesto non solo per la produzione di olio, ma anche per una funzione puramente estetica.
“L’oliveto è un must”, ha spiegato l’architetto. “Quando non è possibile includere una piantagione nel progetto, viene piantato singolarmente un esemplare unico, se possibile secolare, come ‘totem’ della casa.”
La varietà più utilizzata è il Leccino per la grande resistenza ai patogeni unita alle sue qualità estetiche, ma alcuni clienti richiedono cultivar per olive da tavola, come l’Ascolana, la Bella di Spagna e la Santa Caterina, per l’impatto visivo dei loro frutti più grandi.
“L’olivo ha una buona adattabilità climatica”, ha spiegato l’architetto. “Non ha problemi di aerosol salino o defogliazione, grazie alla grande resistenza al caldo vento mediterraneo ‘Sirocco’, che può seccare il fogliame degli alberi da frutto”.

«Il singolo olivo è solitamente associato a piante della macchia mediterranea, come il rosmarino, la ginestra, il lentisco e il mirto», ha spiegato Collantoni. Può essere collocato su una collina preesistente oppure si può creare un rialzo con lavori di movimento terra per adattarlo al paesaggio. «Grazie a rialzi e avvallamenti, l’olivo diventa il punto focale del giardino, un punto di riferimento con un uso pratico grazie all’ombra che offre durante i mesi più caldi».

Alice Collantoni
Se per motivi estetici la pianta richiede un tipo di potatura diverso da quello necessario per la produzione, questa viene effettuata nello stesso periodo, da dicembre a marzo. “Mantenendo un rapporto di uno a due tra la chioma e il tronco, la corona dovrebbe risultare armoniosa, rotonda, piacevole alla vista”, ha suggerito.
C’è una grande richiesta, da parte di clienti italiani e americani, di singoli ulivi o piccoli impianti dedicati a una produzione limitata, spesso affiancati da un orto. Una domanda minore proviene dai clienti dell’Europa dell’Est e dalla Russia, meno abituati alla cultura dell’olio d’oliva.
L’olivo non è molto diffuso nel cosiddetto “giardino all’italiana”, tipico delle ville nei dintorni di Firenze, con le siepi potate in forme specifiche. “A causa del fogliame meno regolare e meno compatto rispetto a piante come il bosso, il mirto e il cipresso, è raramente richiesto”, ha spiegato Collantoni.
La nostra pianta è ampiamente utilizzata nei “giardini all’inglese”, in Italia. “Caratterizzati da linee curve e sentieri che attraversano arbusti fioriti, selvaggi e naturali, sono ideali per questo.”
È richiesto anche nel “giardino alla francese”, identificato da una logica di piantagione basata sull’altezza delle piante e da uno stile compositivo naturale fatto di forme sinuose, e naturalmente nel “giardino mediterraneo”, che Collantoni ha descritto come una sorta di composizione “in cui si utilizzano vari stili, come quello inglese e quello francese, ma con specie tipicamente mediterranee che richiedono un basso consumo idrico, in particolare piante con foglie ‘grigie’, come l’olivo, il mirto, il senecione argenteo e la lavanda, per la loro adattabilità a questa specifica condizione climatica.”