L'importanza della potatura dell'olivo
«È fondamentale vivere come la pianta per capire di cosa ha bisogno», rivela il potatore. «Il fogliame e il legno devono essere sempre in armonia».
Un antico proverbio toscano dice che un ulivo è ben potato solo se una rondine può volare tra i suoi rami.
Oltre alla grazia che deriva dal pensiero di agili passeriformi che volano tra le foglie argentate, questo proverbio ci offre una piccola e preziosa verità: una buona potatura dovrebbe rimuovere dal 30 al 50 per cento della struttura vegetativa della pianta.
Fogliame e legno devono sempre essere in armonia tra loro.
Innanzitutto, la potatura favorisce la circolazione dell’aria e la penetrazione della luce attraverso il fogliame, prevenendo le malattie batteriche e fungine che si sviluppano più facilmente in un ambiente umido e con aria stagnante. In secondo luogo, aiuta a rimuovere il legno morto e improduttivo per favorire lo sviluppo di nuovi germogli fruttiferi e prevenire l’invecchiamento della vegetazione. Inoltre, contribuisce a ridurre l’alternanza di produzione che colpisce naturalmente l’olivo e, infine, a gestire le dimensioni della pianta per consentire la raccolta in condizioni di sicurezza.
Tenendo conto di tutti questi fattori, capiamo che è meglio che chi pota non improvvisi, per evitare errori che potrebbero ridurre drasticamente la produzione di olive o causare danni alla salute della pianta. Il modo migliore per imparare a potare — oltre allo studio delle basi teoriche dell’olivicoltura — è senza dubbio quello di “scendere in campo” nel senso stretto del termine e osservare come il potatore si comporta con gli olivi.
Abbiamo incontrato il nostro esperto potatore italiano, il trentottenne Gianluca Benedetti, in una splendida tenuta ai margini dell’antica Via Appia, una delle prime e più importanti vie della Repubblica Romana che collegava Roma a Brindisi (Puglia). Gli innumerevoli resti sacri che costellano l’area creano un’atmosfera suggestiva, quasi mistica.
Tra gli imponenti cipressi che costeggiano il viale principale dell’ampia tenuta e i massicci ulivi secolari sparsi per la proprietà, si ha l’impressione di fare un salto indietro nel tempo. Si ha la sensazione che da un momento all’altro possa apparire all’orizzonte un carro trainato da due maestosi destrieri, spinti da un auriga vestito di toga!
Tuttavia, il rumore della motosega che Gianluca sta usando su un ramo spesso ci riporta improvvisamente ai giorni nostri. Forbici e seghetti di varie dimensioni completano la sua cassetta degli attrezzi. Anche una scala è essenziale, ma durante la potatura non l’ha nemmeno toccata, perché si è arrampicato direttamente sull’olivo.
Entra letteralmente nel cuore dell’olivo, appoggia delicatamente gli stivali sui rami – attento a non calpestare i germogli – e li usa con leggerezza come se fossero i gradini di una scala contorta. Si muove con agilità come Tarzan in un luogo più civilizzato. «È fondamentale vivere come la pianta per capire di cosa ha bisogno», rivela. Guardandolo al lavoro, si ha l’impressione di una relazione d’amore tra lui e l’olivo di cui si prende cura.
Si tratta di un lavoro a tempo pieno per la potatura degli uliveti dell’Italia centrale. Ma sulla costa, dove le temperature sono mitigate dall’azione del mare, le operazioni sono iniziate in ottobre. Nelle zone più fresche e più in quota si inizierà più tardi nell’anno e si potrà continuare fino alla fine di aprile (appena prima che l’apparato radicale riprenda le sue attività favorendo lo sviluppo dei germogli a causa dell’aumento delle temperature).
Per i tagli più profondi, il potatore consiglia di attendere l’arrivo della primavera perché le piogge possono causare crepe nel legno e facilitare l’accesso a varie malattie fungine e batteriche.
Gianluca svolge questo lavoro in Italia da 12 anni. “Quest’anno”, dice, “dopo aver vissuto il raccolto difficile e scarso dello scorso anno, una buona potatura, abbinata a una lavorazione leggera del terreno, sarà più cruciale che mai per combattere le malattie che hanno proliferato, favorite dalle condizioni climatiche”.
Tra piantine appena piantate e imponenti giganti centenari di Leccino, Frantoio e Pendolino, spiega che per garantire una buona potatura, «la gestione dei germogli fruttiferi è fondamentale, ovvero le unità produttive della pianta: è essenziale rinnovarli e sostituirli quando esauriti, per favorire il ricambio della vegetazione».
Il sistema di allevamento più diffuso in Italia è sempre stato il cosiddetto “vaso dicotomo”, che prevede il tronco centrale con tre o quattro rami primari che si dividono o si diramano in ulteriori rami. Questo tipo facilita la tradizionale raccolta manuale poiché consente un solido appoggio alle scale. Negli ultimi quindici anni, tuttavia, si è diffuso un nuovo sistema di allevamento: il “vaso policonico”, più adatto alla coltivazione e alla raccolta moderne, che prevede lo sviluppo di tralci fruttiferi direttamente dai tre o quattro rami principali.
“In sostanza”, dice Gianluca, tagliando l’ultimo tralcio con delicatezza ma con determinazione, “una volta impostata la struttura della pianta, bisogna garantire pulizia al centro della chioma e una corretta gestione dei tralci fruttiferi”.
Infine ci ricorda che la caratteristica fondamentale di una buona potatura è “l’equilibrio finale tra fogliame e legno, che devono sempre essere in armonia tra loro”.