La Francia riduce l'aumento fiscale previsto sull'olio di palma
I coltivatori indonesiani e malesi hanno protestato con forza presso il governo francese e sono riusciti a far ridurre drasticamente la sovrattassa proposta sull'olio di palma prima che la legge venisse definitivamente approvata.
A gennaio, il Senato francese ha votato a favore dell’applicazione di quella che è stata definita una sovrattassa per la biodiversità sulle importazioni di olio di palma grezzo. Le pressioni degli ambientalisti, preoccupati per la trasformazione di vaste aree di foreste pluviali in piantagioni di palma da olio, hanno spinto i senatori ad approvare questa imposta progressiva sulle importazioni. Se fosse stata approvata, avrebbe portato le tasse da 100 euro a tonnellata a 300 euro (326 dollari) nel 2017, 500 euro nel 2018, 700 euro nel 2019 e 900 euro nel 2020.
L'Indonesia e la Malesia, i principali esportatori di olio di palma verso la Francia, hanno definito la tassa ingiusta. A Kuala Lumpur, il Malaysian Palm Oil Council (MPOC) ha affermato che la Francia ha imposto una tassa discriminatoria su una delle principali esportazioni del mondo in via di sviluppo. "La tassa è stata approvata con un voto dei deputati dell'Assemblea nazionale, nonostante non abbia alcuna credibilità economica o ambientale", ha dichiarato in un comunicato.
I due paesi hanno unito le forze per esercitare con successo pressioni sulla Francia e questa settimana l’Assemblea nazionale ha approvato l’imposizione di una sovrattassa graduale a partire da soli 30 euro (34 dollari) nel 2017, in aggiunta all’imposta esistente di 104 euro.
La nuova imposta ridotta è destinata ad aumentare di 20 euro all'anno fino a raggiungere i 90 euro entro il 2020, appena un decimo della prima sovrattassa.
L'olio di palma è ricco di grassi saturi ma molto meno tassato rispetto ad altri oli come l'olio d'oliva, che è tassato a 190 euro. I francesi consumano circa 126.000 tonnellate di questa materia prima relativamente economica in una vasta gamma di prodotti alimentari.
Questa è la terza volta dal 2012 che l'olio di palma è oggetto di revisione in Parlamento. A scatenare forti reazioni in Francia è stata una vicenda che ha coinvolto la ministra dell'Ecologia francese Ségolène Royal, la quale nel luglio 2015 ha dichiarato che vorrebbe vedere i francesi smettere di mangiare la Nutella perché il prodotto sta distruggendo il pianeta, avvertendo i cittadini che dovrebbero essere più vigili sulle questioni ambientali.
Si riferiva al prodotto italiano che i francesi adorano: una crema spalmabile alle nocciole che i bambini francesi mangiano sul pane a colazione o come merenda dopo la scuola. La Nutella contiene il 17% di olio di palma e il 55% di zucchero – non proprio salutare – eppure seduce il 26% dei francesi. Royal ha sottolineato la necessità di ripiantare moltissimi alberi a causa della deforestazione, che porta al cambiamento climatico.
Le precedenti proposte di tassazione sull'olio di palma sono state soprannominate dai media francesi "tassa sulla Nutella" a causa dell'enorme popolarità della crema spalmabile alle nocciole.
Dopo aver sentito il commento di Royal, il ministro dell’Ambiente italiano ha detto che lei “dovrebbe lasciare in pace i prodotti italiani”. Quando Ferrero, l’azienda che produce la Nutella, ha smentito le sue affermazioni dicendo di utilizzare olio di palma proveniente da fonti sostenibili, la ministra ha twittato sul suo account ufficiale: “Mille scuse per la polemica sulla Nutella”.
Mille scuse per la polemica sulla #Nutella. D'accordo nel valorizzare i progressi.
— Ségolène Royal (@RoyalSegolene) 17 giugno 2015
La guerra all'olio di palma continua: a febbraio i manifestanti di Greenpeace hanno organizzato un'azione di protesta contro la sede centrale di Bolloré nel nord della Francia. Bolloré è azionista di una società belga che gestisce il commercio di olio di palma e gomma in Asia e Africa. Lo striscione di 100 metri quadrati esposto dai manifestanti recitava: «Bolloré, affari difficili, poco rispettosi delle foreste».