Sequestrati altri oli contrassegnati in modo errato e olive colorate pericolose durante una serie di retate in Italia

È stato reso noto un altro importante sequestro di olio d’oliva contrassegnato in modo errato poche ore prima che un’altra perquisizione portasse alla scoperta di olive da tavola colorate con una sostanza pericolosa per nasconderne i difetti.

Le autorità italiane hanno bloccato la vendita di oltre 2.000 tonnellate di olio d’oliva falsamente etichettato come italiano nel corso di un’operazione denominata “Mamma Mia”.

Le perquisizioni sono state condotte dall’Ispettorato Centrale per la tutela della qualità e la prevenzione delle frodi alimentari (ICQRF) del Ministero dell’Agricoltura, dell’Alimentazione e delle Foreste, sotto il coordinamento del procuratore di Trani Antonio Savasta, in collaborazione con la Guardia di Finanza di Andria (Puglia), di Crotone e di Gioia Tauro (Calabria),

«Il nostro primo obiettivo è difendere i consumatori dalle frodi e garantire spazio sul mercato ai produttori che operano in modo onesto» – Maurizio Martina, ministro dell’Agricoltura

L’organizzazione criminale, con un fatturato illecito stimato in 13 milioni di euro (14,5 milioni di dollari), utilizzava documentazione falsa per attestare l’origine italiana di olio extravergine di oliva che, in realtà, proveniva dalla Spagna e dalla Grecia.

Sono stati effettuati sedici sequestri in Puglia, Calabria e Umbria, dove gli imbottigliatori sembravano essere acquirenti inconsapevoli del falso olio d’oliva italiano. Otto persone sono ora indagate per frode alimentare ed evasione fiscale.

Attraverso una meticolosa ricostruzione documentale, gli investigatori dell’ICQRF hanno scoperto che nel 2014 e nel 2015 i soggetti indagati smaltivano l’olio d’oliva tramite vendite fittizie con la collaborazione di operatori compiacenti, sia italiani che stranieri. Gli organismi di controllo stranieri consultati dall’Unità Investigativa Centrale dell’ICQRF hanno confermato le transazioni fittizie e l’ipotesi investigativa.
Vedi anche: Articoli sulla frode nell’olio d’oliva «Abbiamo
sventato un altro attacco all’olio d’oliva italiano grazie alla professionalità e alla competenza dei nostri ispettori dell’ICQRF», ha dichiarato il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina. «L’operazione odierna fa parte di una strategia di prevenzione e contrasto che stiamo rafforzando sempre di più. Negli ultimi 24 mesi abbiamo effettuato oltre 12.500 ispezioni nel settore dell’olio d’oliva, seguendo il percorso dell’olio d’oliva lungo l’intera filiera e impedendo spesso che prodotti stranieri venissero venduti come 100% italiani”, ha aggiunto Martina. «Non dobbiamo abbassare la guardia e abbiamo intensificato i controlli nei principali punti di arrivo. Il nostro primo obiettivo è difendere i consumatori dalle frodi e fare spazio sul mercato ai produttori che operano in modo onesto».

Poche ore dopo, un’altra operazione nel settore dell’olio d’oliva è stata condotta dal Corpo Forestale dello Stato, sotto la direzione del generale Giuseppe Silletti, del Comando Regionale della Puglia e del CTA (Coordinamento Territoriale per l’Ambiente) del Parco Nazionale di Altamura-Alta Murgia. Gli agenti hanno sequestrato oltre 10 tonnellate di olive da tavola colorate ritenute un pericolo per la salute. Diciotto persone sono ora indagate per commercio di sostanze alimentari pericolose e produzione di alimenti con additivi chimici non autorizzati dalla legge.

Il colorante era stato applicato per nascondere i difetti delle olive utilizzando un complesso di clorofillina di rame, una sostanza alimentare classificata dall’UE come colorante E141, vietata sia dalla legislazione italiana che da quella europea, e il solfato di rame, nocivo per la salute umana. In alcuni casi la presenza delle sostanze illecite è stata rilevata nei luoghi di produzione, mentre in altri è stata riscontrata in campioni di olive analizzati dal laboratorio dell’ICQRF di Perugia (Umbria).

Gli agenti hanno inoltre riscontrato violazioni relative al marchio «Made in Italy» (olive spagnole e greche vendute come se provenissero dalla Puglia), l’uso fraudolento della denominazione di origine protetta (IGP) «Nocellara» e la manipolazione e lo stoccaggio impropri degli alimenti.

Le attività rientrano in un programma nazionale di controllo delle olive da tavola condotto dal Corpo Forestale dello Stato, che in Puglia ha ispezionato oltre 50 aziende, segnalato 23 presunti trasgressori, sequestrato oltre 5.500 tonnellate di olive da tavola e inflitto sanzioni amministrative per oltre 10.000 euro (11.176 dollari).

L’associazione agricola Confagricoltura Puglia ha esortato le istituzioni a proseguire tali sforzi: «Sosteniamo pienamente il lavoro svolto dalla magistratura in questa giornata difficile per il settore olivicolo pugliese. A difesa delle aziende oneste del nostro territorio, che sono la maggioranza, speriamo che questa volta le indagini portino a un esito definitivo e concreto», ha dichiarato il presidente dell’associazione, Donato Rossi.

«Ancora una volta ci troviamo di fronte a tonnellate e tonnellate di olio contraffatto, milioni di euro andati in fumo, decine di persone indagate. Chiediamo quindi alla magistratura e agli organismi di controllo un’azione più coordinata, forte e determinata per ottenere risultati significativi».