Il procuratore italiano accusa sette marchi di frode
Il procuratore di Torino, Raffaele Guariniello, ha avviato un'indagine su una presunta frode commerciale che coinvolgerebbe sette importanti marchi italiani di olio d'oliva.
Il procuratore di Torino, Raffaele Guariniello, ha annunciato l'avvio di un'indagine su una dozzina di rappresentanti legali di diverse aziende produttrici di olio d'oliva per sospetta frode commerciale.
Sono coinvolti nell'indagine sette grandi marchi di olio d'oliva venduti nei supermercati italiani: Carapelli, Santa Sabina, Bertolli, Coricelli, Sasso, Primadonna (un marchio proprio della catena di negozi Lidl) e Antica Badia (un marchio proprio della catena di negozi Eurospin), alcuni dei quali, nonostante i nomi italiani, sono stati recentemente acquisiti da gruppi stranieri.
È importante ora fare chiarezza su questo caso, per tutelare i consumatori e le migliaia di aziende oneste oggi impegnate nella produzione di olio d’oliva.
L’indagine è partita dopo un reportage di Il Test, una rivista per la tutela e i diritti dei consumatori, che lo scorso maggio ha analizzato l’olio d’oliva contenuto in 20 bottiglie etichettate come “olio extravergine di oliva” distribuite e vendute dai supermercati più diffusi in Italia.
Le analisi sono state condotte
dal laboratorio chimico dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Roma, uno dei più qualificati in Italia, che ha declassato a “vergine” quasi la metà degli oli d’oliva a causa della presenza di difetti organolettici rilevati dai test della commissione.
Vedi anche: Scontare una pena nell’ultima prigione insulare d’Italia significa produrre olio
d’oliva
Le analisi chimico-fisiche sui parametri di acidità, perossidi ed esteri alchilici hanno confermato
il giudizio della giuria.
Il pubblico ministero ha incaricato il NAS, l’unità anti-adulterazione e sanitaria dei Carabinieri, di ripetere le analisi, che hanno confermato che l’olio d’oliva contenuto nelle bottiglie di alcune marche popolari, contrariamente a quanto indicato sull’etichetta, non era extravergine, ma semplicemente vergine.
L'indagine, a quanto pare, non riguarda i potenziali rischi per la salute dell'olio d'oliva venduto. Nessuna delle sostanze presenti nei prodotti sembrava essere nociva per la salute. L'accusa riguarda invece il potenziale inganno dei consumatori, che hanno pagato circa il 30-40% in più per una bottiglia di olio extravergine di oliva quando si è scoperto che non era così.
“Seguiremo con attenzione l’evoluzione dell’indagine della Procura di Torino”, ha scritto in un comunicato il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina, “poiché è essenziale tutelare il settore strategico dell’olio d’oliva italiano”.
«Negli ultimi mesi», ha proseguito, «abbiamo rafforzato i controlli, soprattutto perché l’ultima campagna è stata una delle più difficili degli ultimi anni. Nel 2014 la nostra Ispettorato per la repressione delle frodi (ICQRF) ha effettuato oltre 6.000 ispezioni e 10 milioni di euro di sequestri in questo settore. È importante ora fare chiarezza su questo caso, per tutelare i consumatori e le migliaia di aziende oneste oggi impegnate nella produzione di olio d’oliva».
“Il record delle importazioni dall’estero, nel 2014, con l’arrivo di 666.000 tonnellate di olio d’oliva e sansa, il 38% in più rispetto all’anno precedente, ha certamente favorito le frodi”, ha affermato Coldiretti nel suo ultimo comunicato stampa. “Dobbiamo difendere questo settore strategico del ‘Made in Italy’, poiché l’Italia è il secondo produttore mondiale di olio d’oliva dopo la Spagna, con circa 250 milioni di piante e un fatturato annuo stimato di 2 miliardi di euro”.
“L’Italia è anche il primo importatore mondiale di oli d’oliva”, ha dichiarato Coldiretti, “che vengono spesso miscelati con quelli nazionali per acquisire, con le immagini sull’etichetta e sotto la copertura di marchi storici — anche se trasferiti all’estero — una parvenza di carattere italiano da sfruttare sui mercati nazionali ed esteri, un comportamento che favorisce le frodi e che va combattuto con la rigorosa applicazione della legge”.