Slow Food lancia il primo «Presidio» dedicato all'olio d'oliva

Slow Food ha lanciato il primo “presidio” per promuovere il valore ambientale, sanitario ed economico dell’olio extravergine di oliva italiano.

In un momento di estrema difficoltà per i produttori italiani di olio d’oliva, Slow Food ha lanciato il primo “presidio” per promuovere il valore ambientale, sanitario ed economico dell’olio extravergine di oliva italiano.

Dal 1999 Slow Food — l’organizzazione globale fondata nel 1989 in Italia da Carlo Petrini per impedire la scomparsa delle culture e delle tradizioni alimentari locali — porta avanti il progetto “Presidi” per salvaguardare e preservare centinaia di prodotti a rischio di estinzione.

Mentre fino ad allora tali prodotti erano stati solo catalogati attraverso il Progetto Arca del Gusto, con i Presìdi, gestiti dalla Fondazione Slow Food per la Biodiversità, l’organizzazione ha fatto un passo in più, entrando in contatto con i produttori stessi per promuovere e divulgare i loro prodotti, le loro competenze e conoscenze e per salvare la biodiversità e le tradizioni in via di estinzione che essi trasmettevano.

Nel 2008, Slow Food Italia ha infine istituito il marchio Presidi Slow Food per accompagnare, identificare, proteggere e promuovere i prodotti dei Presidi Slow Food italiani, intervenendo efficacemente anche sul versante commerciale.

In seguito, il marchio Presidi Slow Food ha iniziato a includere anche prodotti stranieri e ora comprende più di 450 presidi e oltre 13.000 produttori, dai formaggi a latte crudo al raro miele monoflorale d’alta montagna, dai prodotti delle comunità indigene alle ricette tradizionali italiane in via di estinzione.

Il 16 maggio, in occasione dell’evento Slow Fish 2015 di Genova dedicato al pesce sostenibile, Slow Food Italia ha finalmente lanciato il primo presidio nazionale dedicato all’olio extravergine di oliva, per promuovere il valore ambientale, sanitario ed economico di questo prodotto italiano. L’idea del presidio è diventata più rilevante poiché i produttori italiani di olio d’oliva si sono trovati ad affrontare la stessa situazione critica.

Inoltre, la Fondazione Slow Food ha riconosciuto che “il processo di produzione medio dell’olio extravergine di oliva italiano di qualità sta diventando sempre più impegnativo per i produttori indipendenti, mentre il mercato globale premia sempre più gli oli di bassa qualità”.

Tenendo conto del raccolto catastrofico del 2014 e dell’epidemia di Xylella fastidiosa, e vista l’enorme importanza che l’olio extravergine riveste nella cultura alimentare italiana e nella dieta e nello stile di vita mediterranei, l’olio extravergine di oliva italiano merita di essere protetto e salvaguardato.

Durante l’evento di lancio, il presidente di Slow Food Italia Gaetano Pascale ha dichiarato: «Con il lancio di questo presidio lanciamo un allarme: sempre più olivi vengono gradualmente abbandonati a causa dell’aumento dei costi e della crescente concorrenza. Il risultato è una perdita irreversibile di biodiversità».

Trattandosi di un presidio nazionale, e quindi non radicato in una regione specifica, ma in diverse aree d’Italia tradizionalmente dedite alla coltivazione dell’olivo, saranno inclusi produttori dalla Liguria alla Sicilia e ci saranno rappresentanti regionali. Al momento il presidio comprende 26 produttori, ma molti altri potranno potenzialmente aderirvi se seguiranno i criteri stabiliti da Francesca Baldereschi, responsabile dei Presìdi Slow Food italiani.

Per partecipare al programma, le aziende olivicole devono coltivare cultivar locali e autoctone e devono gestire i propri oliveti senza l’uso di fertilizzanti sintetici o diserbanti (sono ammessi solo prodotti a basso impatto ambientale e senza residui nel prodotto finale). Sono richieste buone pratiche agronomiche per evitare l’erosione e le frane in caso di pendii o campi terrazzati e almeno l’80% degli alberi deve avere almeno 100 anni.

Infine, “i produttori devono utilizzare un’etichetta narrativa per raccontare e promuovere adeguatamente le loro storie, il territorio e il lavoro”.