Il CIO approva nuovi limiti per gli acidi grassi, restituendo lo status di "extra vergine" alle varietà del Sud Italia
Il Consiglio oleicolo internazionale ha approvato nuovi limiti per gli acidi grassi, consentendo ad alcune varietà con composizioni chimiche particolari di soddisfare i requisiti previsti per la categoria "olio extravergine".
Il Consiglio Oleicolo Internazionale (COI), durante la sessione plenaria tenutasi in Tunisia, ha approvato nuovi parametri relativi agli acidi grassi che consentono a specifiche varietà, caratterizzate da una composizione chimica unica, di soddisfare i requisiti previsti per la categoria dell’olio extravergine.
Con la nuova misura, i limiti dell’acido eptadecanoico (C17:0) e dell’acido eptadecenoico (C17:1) saranno rispettivamente aumentati allo 0,40% e allo 0,60%, mentre per l’acido eicosenoico (C20:0) il limite è fissato allo 0,50%.
Ciò consente a oli extravergini di oliva genuini come il Carolea e il Coratina, che in base ai vecchi limiti non potevano essere classificati come oli estratti da olive, di avere ora una posizione regolare.
“Questa nuova decisione, frutto di un lavoro svolto grazie alla sinergia tra governo e industria nazionale, valorizza ulteriormente l’autenticità degli oli d’oliva italiani e la ricchezza varietale che contribuisce alla loro elevata qualità”, ha dichiarato il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali in un comunicato stampa.
La richiesta di revisione dei limiti è stata al centro dei negoziati degli ultimi mesi tra l’Italia, la Commissione Europea e i paesi membri del COI. Uno dei protagonisti della rivalutazione è stato Lanfranco Conte, uno dei massimi esperti di chimica dell’olio d’oliva, professore di chimica alimentare all’Università di Udine e membro del gruppo di esperti di chimica del COI.
Olive Oil Times ha incontrato il professor Conte per parlare della modifica che ha elaborato insieme a Maurizio Servili, professore di tecnologia alimentare all’Università di Perugia, e Angelo Faberi, dell’Ispettorato Centrale per la tutela della qualità e la prevenzione delle frodi dei prodotti alimentari (ICQRF), che ha ripristinato lo status degli oli extravergini di oliva prodotti da due varietà in particolare: la Carolea calabrese e la Coratina pugliese.
“Con l’adozione di un metodo globale nel quadro dell’IOC e dell’UE, è diventato necessario utilizzare due cifre decimali per il calcolo degli acidi grassi”, ha spiegato Conte. “La seconda cifra decimale aggiunta è stata, in modo un po’ avventato, lo zero, il che significa che la percentuale 0,3 consentiva agli oli d’oliva che raggiungevano 0,34 di essere regolari, mentre basandosi su 0,30 gli oli d’oliva che arrivavano a 0,31 erano non conformi”.
Conte ha aggiunto che, negli anni precedenti, le cultivar provenienti dalla Calabria in particolare presentavano valori di acido eptadecanoico e acido eptadecenoico leggermente superiori al limite legale, evidenziando la necessità di rivedere gli standard.
Partendo dal presupposto che il C17 non è presente in grandi quantità nell’olio extravergine di oliva ed è praticamente assente in qualsiasi altro olio vegetale, si è ritenuto che l’aumento del C17 non avrebbe comportato alcuna frode e il gruppo di esperti ha potuto chiedere l’innalzamento del limite di riferimento. Nel frattempo, il C20 era leggermente superiore al limite precedente negli oli di Coratina e, poiché anche il suo aumento non ha avuto conseguenze, hanno sollecitato il COI ad alzare il limite legale.
La necessità della revisione è stata espressa lo scorso autunno durante il convegno dell’Accademia Nazionale dell’Olio e dell’Olivo a Spoleto e, a dicembre, Conte, Servili e Faberi hanno elaborato un’ipotesi di modifica dei limiti che è stata inviata alle istituzioni competenti, ovvero il Ministero dell’Agricoltura, il COI e la Commissione Europea.
Durante la riunione dei chimici del COI tenutasi ad aprile, la modifica è stata accettata dai paesi membri e i nuovi limiti saranno applicati in tutta l’UE.
All’interno del COI è stato costituito un gruppo specializzato per occuparsi degli oli d’oliva la cui composizione non soddisfa perfettamente gli standard e che di solito provengono da aree ben definite.
Ad esempio, il delta-7-stigmastenolo, che può anche rivelare la presenza di olio di girasole e di cartamo, riguarda la produzione proveniente dall’area delle isole dell’Egeo orientale, dalla Palestina e dalla Siria, mentre un eccesso di campesterolo, che aumenta se si aggiungono altri oli vegetali, riguarda principalmente gli oli dell’emisfero meridionale provenienti dall’Argentina e dall’Australia.
“Nel caso degli acidi grassi di cui stiamo parlando, non c’è alcuna possibilità che l’ampliamento dei limiti possa facilitare le frodi, e questa variazione permette a oli extravergini di oliva genuini come il Carolea e il Coratina, che paradossalmente in base ai vecchi limiti non potevano essere classificati come oli estratti da olive, di avere ora una posizione regolare”, ha concluso Conte.