La sostenibilità mette radici sulle colline alle porte di Firenze
La Fattoria Poggio di Fiesole, una tenuta toscana dalla ricca storia e fortemente impegnata nella sostenibilità, produce un olio d'oliva biologico pluripremiato.
Immersa nelle colline fiorentine, appena a nord del capitale toscana di Firenze, la Fattoria Poggio di Fiesole vanta una lunga tradizione nell’olivicoltura, guidata da una visione di sustebilità che anticipa le mode del momento.
La miscela biologica della tenuta, composta da Frantoio, Leccino, Moraiolo e Pendolino, ha ottenuto il Gold Award al Concorso Mondiale dell’Olio d’Oliva NYIOOC, premiata per un profilo sapientemente equilibrato con vivaci note di carciofo, erbe aromatiche, rucola e pepe.
“Probabilmente gli Etruschi coltivavano già gli ulivi su questi pendii”, ha dichiarato Pietro Hebel a Olive Oil Times. “Nel 1400, la proprietà ospitava un convento di suore che producevano olio e allevavano pecore per la lana. Successivamente passò a un signore feudale, prima di entrare infine nella famiglia dei miei cugini.”
L’azienda agricola fu acquisita nel 1931 da Alberto Passigli, acclamato come imprenditore visionario e tra i fondatori del rinomato festival Maggio Musicale Fiorentino. Egli accolse musicisti e pensatori di tutto il mondo nella tenuta, che si trasformò in un vivace rifugio culturale. Sua figlia, Vanda, divenne allieva di filosofia orientale e yoga sotto la guida di rinomati maestri, che visitavano regolarmente la fattoria.

Gabriella, Enrico e Diego Scaravelli, Pietro e Anna Hebel, con il resto della famiglia alla Fattoria Poggio di Fiesole
Il figlio di Vanda, Alberto Scaravelli, ha portato avanti la sua eredità di apertura mentale, creando al contempo un profondo legame con la terra. Ha ascolto le lezioni degli agricoltori locali. Si è immerso in una ricerca all’avangarda sulla coltivazione sostenibile, trasformando queste intuizioni nei principi guida della tenta una volta che ne ha assunto la cura.
“Mio zio Alberto ha fatto proprie le conoscenze locali, dedicandosi al contempo ai primi studi sulla permacultura provenienti dall’Australia”, ha sottolineato Hebel. “Quando gestiva l’azienda agricola, negli anni ’60 e ’70, i fertilizzanti chimici e i pesticidi cominciarono ad arrivare nella nostra zona, ma lui scelse di non usarli mai, preservando la purezza di questa terra e rivelando una visione lungimirante.”

Una veduta della Fattoria Poggio di Fiesole
“All’epoca, durante l’esodo rurale, quando molte persone stavano lasciando la campagna, molti facevano affidamento sui prodotti chimici e sui nuovi macchinari per compensare la crescente carenza di manodopera”, ha aggiunto Hebel. “Mio zio fece una scelta controcorrente e per un certo periodo fu scambiato per un conservatore, sebbene in realtà fosse profondamente in anticipo sui tempi. Ha adottato i principi del biologico in modo intuitivo e oggi la scienza ha confermato che il suo approccio era valido».
La moglie di Scaravelli, Gabriella, gli succedette alla guida dell’azienda a partire dagli anni ’90 e la guidò fino agli anni 2000, quando i figli Enrico e Dario presero le redini. Poco dopo, Hebel e sua moglie Anna si sono uniti per sostenere i cugini, dedicandosi alla produzione di olio d’oliva e curando la comunicazione dell’azienda.
“Anna ed io avevamo una vita completamente diversa fino a cinque anni fa”, ha ricordato Hebel. “Vivevamo a New York, dove io lavoravo nei ristoranti e lei seguiva una carriera nel mondo accademico. È stato lì che abbiamo compreso l’importanza del NYIOOC. Poi, Anna ha preso l’initiativa di iscrivere il nostro olio al concorso. Vincere un Gold Award ha confermato non solo l’impegno dell’azienda per la qualità, ma anche che la nostra decisione di trasferirci era stata quella giusta.”
L’azienda gestisce 17 ettari di oliveti con 3.300 olivi di varietà autoctone, piantati a quote comprese tra i 450 e i 650 metri. Circondati da boschi, gli antichi oliveti prosperano su un terreno argilloso alcalino.
Dopo aver sopravvissuto alla devasta gelata del 1985, alcuni alberi secolari si ergono ancora impavidi. Altre parti dei frutteti, però, sono state gravemente dannegate e da allora sono ricresciute, portando le tracce di quell’impatto nelle loro nuove forme.
“Sparsi qua e là negli appezzamenti ci sono alberi secolari dai tronchi imponenti che hanno resistito a quell’inverno”, ha spiegato Hebel. “Quelli che sono stati abbattuti ricrescono dai ceppi, rimodellandosi e ramificandosi in tre o addirittura cinque”.
«Con quell’evento estremo, mio zio intuì già che il clima potesse iniziare a cambiare», ha aggiunto. “Così decise di coltivare più in alto, piantando 700 ulivi delle stesse varietà locali a 650 metri. Oggi godono di condizioni di crescita favorevoli, essendo risparmiati da molti dei problemi che il cambiamento climatico ha portato in altre zone.”
Gli oliveti, che mantengono la loro tradizionale disposizione di piantagione, sono concimati con letame naturale proveniente da pecore, bovini e polli allevati con metodi biologici.

Una mietitrice al lavoro alla Fattoria Poggio di Fiesole
“Abbiamo sempre praticato la semina diretta, un metodo che evita di rivoltar il terreno per proteggerne la struttura, ridurre il rischio di erosione e migliorare l’assorbimento idrico”, ha specificato Hebel. “Tagliamo l’erba solo una volta durante i giorni più caldi dell’estate, massimizzando la ritenzione idrica e favorendo la biodiversità. I nostri oliveti pullulano di insetti benefici. Durante la potatura, sminuzziamo i rami tagliati e li lasciamo sul terreno affinché fungano sia da fonte aggiuntiva di materia organica sia da pacciamatura».
Sostenuti da queste pratiche e dalla loro stessa maturità, gli ulivi prosperano senza bisogno di irrigazione. Tuttavia, dopo anni difficili di siccità, il ritorno di piogge più frequenti durante i mesi caldi negli ultimi due anni si è rivelato particolarmente benefico.

Una casa colonica alla Fattoria Poggio di Fiesole
“Abbiamo visto come il cambiamento climatico possa portare a cambiamenti inaspettati, insieme alla crescente minaccia di eventi estremi, come improvvisi acquazzoni che possono rappresentare una vera minaccia”, ha aggiunto Hebel. “In ogni circostanza, ci impegniamo sempre per ottenere la massima qualità. Considerando che gli olivi hanno esposizioni diverse e si sviluppano in tempi leggermente diversi, una varietà può prevalere su un’altra a seconda dell’anno. Tuttavia, si uniscono sempre per formare una perfetta armonia nella nostra miscela.”
Le olive vengono frantumate in un frantoio locale che vanta una tecnologia all’avanguardia. La raccolta inizia di solito all’inizio di ottobre e prosegue per tutto novembre. L’azienda si affida agli stessi raccoglitori locali da trent’anni, onorando la loro competenza e rafforzando i legami con la comunità.
L’azienda organizza visite guidate, invitando gli ospiti a scoprire la cultura e la storia della tenuta. Il casale, un tempo dimora di suore e in seguito rinomato luogo di incontro per yogi e pensatori, è oggi un raffinato rifugio per l’ospitalità. Gli ospiti possono partecipare a degustazioni guidate di olio d’oliva e miele prodotti dagli alveari della tenuta.

Alveari ai margini di un uliveto alla Fattoria Poggio di Fiesole
“Vorremmo reintrodurre graduamente le pecore, come da tradizione originale della tenta, poiché la loro presenza giuvellarebbe all’oliveto”, ha detto Hebel. “Al momento stiamo valutando come organizzare un piccolo gregge, tra i tanti progetti che stiamo portando avanti”.
«Mio zio ha avuto la pazienza di portare avanti le sue scelte nonostante gli scettici, avendo la lungimiranza di vedere oltre il suo tempo», ha aggiunto Hebel. “Oggi, mentre viviamo e lavoriamo su questa terra incontaminata, riconosciamo il dono che ci ha fatto e siamo orgogliosi di continuare il suo percorso, puntando alla massima qualità e salvaguardando la bellezza e la salute di questo territorio prezioso.”