Cosa salverà gli ulivi del Salento?
Lo sradicamento è l'unica soluzione per salvare gli oliveti pugliesi? In Italia si sta levando un coro di proteste contro le misure proposte per arginare la diffusione di un batterio letale.
L'estirpazione è l'unica opzione per salvare gli oliveti pugliesi? In Italia il dibattito si fa acceso e crescono i dubbi, mentre agricoltori e cittadini si preparano a opporsi alle decisioni del commissario Siletti.
La situazione in Puglia — la regione italiana dove dal 2013 si sta diffondendo l’epidemia di Xylella fastidiosa
che uccide gli ulivi — sta diventando sempre più complicata. Il dibattito sulla necessità di sradicare gli ulivi infetti e sull’uso massiccio di insetticidi contro gli insetti vettori nei prati e sui muri a secco è urgente.
Qualche settimana fa la Protezione Civile ha approvato un piano proposto dal commissario incaricato Giuseppe Silletti, capo del Corpo Forestale dello Stato in Puglia, per sradicare le piante infette e utilizzare pesticidi sulle colture colpite e in ampie zone cuscinetto nel Salento per prevenire la diffusione della malattia.
Nel suo intervento alla Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, Silletti ha chiesto un “intervento di precisione” nel rispetto dell’ambiente, un sradicamento “chirurgico”, l’aratura del terreno e l’uso di insetticidi mirati quando necessario, invece di diserbanti più invasivi.
Nonostante la cautela di Silletti, si sono levate diverse voci di protesta contro l’estirpazione e le altre misure, sostenendo la necessità di preservare il prezioso patrimonio degli ulivi secolari del Salento — recentemente candidato all’Unesco per lo status di patrimonio culturale ufficiale — e la possibilità che la Xylella possa in realtà essere innocua per gli ulivi.
Come riportato in un articolo ben documentato scritto da Elisabetta De Blasi sul sito web Teatro Naturale, diversi pareri scientifici, tra cui il rapporto EFSA 3989 risalente al 6 gennaio 2015, dichiarano che la sottospecie Pauca del batterio Xylella potrebbe essere tra le cause dell’appassimento degli ulivi del Salento, ma non vi sono prove che sia l’unica causa.
Secondo il rapporto dell’EFSA, l’estirpazione non si è dimostrata efficace in altre aree del mondo in cui il batterio è presente: “Un’analisi approfondita della letteratura non ha fornito alcuna indicazione che l’eradicazione sia un’opzione efficace una volta che la malattia si è insediata in un’area”.
Vedi anche: Maggiori informazioni sull’epidemia di Xylella fastidiosa in Puglia
Inoltre, un’indagine italiana pubblicata il 5 marzo ha rivelato che, su oltre 13.250 campioni prelevati da alberi che crescono in campi e vivai, solo 242 sono risultati positivi alla Xylella. Il fatto che diversi olivi positivi fossero asintomatici suggeriva inoltre che l’appassimento potesse essere collegato ad altre cause, come un fungo.
Alcuni sospettano che l’uso indiscriminato di erbicidi e spray anti-filaria nella zona stia danneggiando gli alberi, per non parlare dei danni alla salute della popolazione locale (come il Roundup Crop Prevention a base di glifosato prodotto dalla Monsanto, che è sospettato di essere cancerogeno). Inoltre, sottolinea De Blasi, il piano contro la Xylella prevede l’uso di sostanze chimiche che sono state dichiarate tossiche dalla stessa EFSA.
Il rischio di mettere in pericolo il paesaggio e l’ambiente pugliesi, e di danneggiare potenzialmente la fiorente industria turistica profondamente legata ai bellissimi uliveti secolari, ha suscitato un’indignazione e molte persone — cittadini pugliesi, produttori, agronomi e numerose personalità — si sono mobilitate contro la linea adottata dal governo italiano, dalla Commissione Europea e dalla Regione Puglia.
Mentre in alcuni casi le obiezioni suonano come un approccio da “teoria del complotto” che coinvolge le grandi aziende farmaceutiche e il governo malvagio, altre sembrano essere razionali, ben documentate e certamente sentite.
Il professor Giuseppe Altieri, docente di fitopatologia, entomologia, agricoltura biologica e agroecologia e ricercatore presso il gruppo Agernova in Umbria, sta denunciando con forza i rischi del piano di intervento approvato. Con le indagini alla mano, ha chiesto a Siletti di fermare l’uso massiccio di insetticidi, le linee di quarantena e gli sradicamenti che, a suo avviso, non potrebbero che peggiorare la salute degli oliveti pugliesi; ha invitato Siletti a concentrare gli sforzi su una “gestione agroecologica razionale” che aumenti la biodiversità dell’ecosistema agricolo. Ha inoltre chiesto l’abrogazione del divieto di vendita e impianto non solo di specie straniere, ma anche autoctone nella zona di Lecce.
L’economista salentino Daniele De Michele, noto anche come scrittore e DJ con il nome d’arte Don Pasta, ha scritto una lettera accorata sul Corriere della Sera indirizzata al ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, al presidente della Puglia Nichi Vendola e al presidente della Provincia di Lecce Antonio Maria Gabellone per fermare l’abbattimento degli alberi. “Il risultato degli ultimi 50 anni di prestiti e finanziamenti agricoli è stato l’abbandono delle nostre aree rurali”, ha affermato De Michele. «Il paradosso è che gli ulivi sono stati o curati in modo eccessivo o completamente trascurati. Ma oggi ci sono molte persone che si prendono cura dei propri ulivi, e lo fanno in modo corretto e pulito. Dobbiamo ricominciare da capo».
D’altra parte, politici e ricercatori, tra cui Donato Boscia e Giovanni Martelli, che hanno stabilito che la Xylella fastidiosa è la causa di tutti i danni agli ulivi della regione, insistono sulla necessità di isolare e fermare la diffusione della malattia.
Altri hanno un’opinione completamente diversa. Nel suo ultimo intervento alla Commissione Agricoltura dell’UE, il Commissario europeo alla Salute Vytenis Andriukaitis ha affermato che «la massima vigilanza è ora essenziale per preservare l’economia agricola» nel Salento, e che stanno «incoraggiando un approccio più precauzionale» per fermare la diffusione del batterio. Nel frattempo, il TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) di Lecce ha sospeso lo sradicamento di un oliveto a Oria, uno dei paesi colpiti, in seguito al ricorso del proprietario.
La situazione nel Salento continua, i livelli di stress aumentano e infuria il dibattito su come salvare i suoi alberi sacri.