Gli agricoltori italiani si oppongono alla nuova quota UE per le importazioni di olio d'oliva tunisino
Secondo un'associazione di agricoltori, il proposto aumento della quota tunisina avrà ripercussioni negative sul settore agricolo italiano.
Alcuni settori dell'industria olivicola italiana stanno reagendo con rabbia e sgomento alla concessione di quote aggiuntive alle controparti tunisine per rifornire l'Unione Europea.
Il presidente dell'organizzazione italiana Confagricoltura Taranto, Donato Rossi, ha commentato l'annuncio della Commissione Europea della scorsa settimana, che ha promesso un sostegno supplementare per aiutare l'economia tunisina a riprendersi dopo l'attacco terroristico della strage sulla spiaggia avvenuto a giugno.
In base alla proposta, che deve ancora essere ratificata dal Parlamento europeo, alla Tunisia sarebbe consentito esportare ulteriori 35.000 tonnellate di olio d'oliva in esenzione doganale verso gli Stati membri dell'UE, oltre alle 57.600 tonnellate già stabilite nell'ambito dell'accordo di associazione UE-Tunisia.
Il gruppo di lavoro sull'olio d'oliva di Copacogeca mette in guardia sui prezzi bassi e sul buon raccolto: perché aprire l'UE alle importazioni tunisine di bassa qualità pic.twitter.com/puH01rmKZP
— COPA-COGECA (@COPACOGECA) 18 novembre 2015
Se approvate, le quantità aggiuntive sarebbero consentite per tutto il 2016.
Questa quota supplementare sarà dannosa per il settore italiano, secondo Rossi, che si impegna a combattere la proposta e a impedire ai concorrenti tunisini di esportare volumi extra.
In un annuncio pubblicato sul sito web di Confagricoltura Taranto, egli dichiara che la proposta dell’UE è motivata da ragioni politiche e che consentire le importazioni extra di olio d’oliva tunisino è l’ultimo di una lunga serie di problemi che hanno recentemente messo a dura prova l’industria agricola italiana nel suo complesso.
Cita il divieto di importazione russo, in vigore dalla scorsa estate, definendolo un "embargo punitivo" a causa del sostegno europeo all'Ucraina. Oltre all'aumento delle importazioni italiane di prodotti chiave come gli agrumi, provenienti da nazioni al di fuori dell'UE, come i paesi del Nord Africa.
A ciò si aggiunge l'epidemia di Xylella fastidiosa nel cuore dell'olivicoltura italiana, che da tempo minaccia gli oliveti.
Rossi chiede al governo italiano di fare di più in situazioni in cui i settori agricoli, in questo caso quello dell'olio d'oliva, subiscono ripercussioni negative a causa delle norme dell'Unione Europea.
Chiede inoltre che ai produttori e agli esportatori italiani di olio d’oliva vengano concesse agevolazioni tariffarie simili, nell’interesse della parità di trattamento.