Quinto rapporto sui reati nel settore agroalimentare in Italia

Il rapporto annuale sulla criminalità organizzata nel settore agricolo ha confermato l'efficacia delle forze dell'ordine italiane grazie a una maggiore cooperazione internazionale.

Nel 2016 le autorità italiane hanno effettuato oltre 200.000 controlli per contrastare i reati alimentari e portare il Paese al massimo livello di sicurezza alimentare al mondo. È quanto emerge dal quinto rapporto sui reati agroalimentari redatto dall’associazione degli agricoltori italiani Coldiretti, dall’Istituto per gli Studi Politici, Sociali ed Economici (Eurispes) e dall’Osservatorio Agromafia.

«Lo Stato deve essere pronto a combattere reati che assumono sempre più una dimensione globale» – Franco Roberti, procuratore

È stata avviata un’attività di monitoraggio quotidiano da parte di diverse forze dell’ordine, tra cui i Carabinieri (le unità antiadulterazione e antifrode sono ora supportate dall’Unità di comando per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare CUTFAA, precedentemente nota come Corpo Forestale dello Stato); il Servizio Investigativo sulla Criminalità Organizzata della Polizia Finanziaria (SCICO); l’Ispettorato Centrale per la tutela della qualità e la prevenzione delle frodi dei prodotti alimentari (ICQRF) e la Guardia Costiera.
Vedi anche: Il controllo mafioso sull’olio d’oliva al centro del servizio di “60 Minutes” «Questo
sistema tutela non solo il tessuto economico, ma anche la salute dei cittadini, l’ambiente e il territorio», ha affermato il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo. «In Italia, le attività criminali nel settore agroalimentare vengono alla luce grazie a un’attività di controllo all’avanguardia».

Inoltre, le forze dell’ordine italiane garantiscono protezione non solo ai consumatori nazionali, ma anche sui mercati internazionali, soprattutto da quando la criminalità organizzata ha iniziato a sfruttare le numerose possibilità offerte da Internet.

Gli organismi di controllo stanno prestando crescente attenzione allo straordinario sviluppo del mercato alimentare online negli ultimi 5 anni, che ha facilitato la proliferazione di frodi quali la cosiddetta commercializzazione di prodotti “dal nome italiano” — ovvero l’uso di parole, immagini e denominazioni geografiche che evocano l’Italia per promuovere prodotti che non hanno nulla a che vedere con il Paese. Questi fattori hanno contribuito a far salire il fatturato annuo derivante dai reati agroalimentari a 21,8 miliardi di euro, con un aumento del 30 per cento.

A questo proposito, il Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali ha concluso due importanti accordi con le principali piattaforme di e-commerce Alibaba ed eBay, ottenendo buoni risultati anche a seguito dei colloqui con Amazon: Sulla base di tale intesa, l’ICQRF ha effettuato quasi 400 interventi sui tre siti web, con un tasso di successo del 98%, rimuovendo dagli scaffali virtuali articoli per un valore complessivo di 60 milioni di euro.

800 prodotti italiani commercializzati con denominazioni di origine protette, tra cui 41 oli extravergini di oliva DOP (denominazione di origine protetta) e 3 IGP (indicazione geografica protetta), godono ora di una maggiore tutela sul web.

Secondo il rapporto, l’olio d’oliva biologico è stato il prodotto più controllato dall’Ispettorato per la prevenzione delle frodi, insieme a cereali, frutta e verdura.

Tra le azioni più significative svolte nell’ultimo anno per salvaguardare l’autenticità dell’«oro liquido», il documento menziona l’operazione «Mamma Mia», che ha portato al sequestro di olio extravergine di oliva etichettato in modo fraudolento come italiano.

A panel of speakers discusses agricultural crime at a conference organized by Coldiretti in March 2017.

Parallelamente all’espansione delle frodi agroalimentari a livello internazionale, gli sforzi per contrastarle sono guidati da una collaborazione più globale: il Corpo Forestale dello Stato, ora incorporato nei Carabinieri, ha promosso negli ultimi anni la rete Opson (dal nome di ópson, che in greco antico significa “cibo”), sostenuta dall’Interpol e dall’Ufficio europeo di polizia (Europol), in collaborazione con il Ministero dell’Interno italiano.

Cinquantasette paesi si sono uniti per collaborare con le forze di polizia in attività internazionali, con un approccio metodologico che equipara i reati agroalimentari al furto di proprietà intellettuale, poiché rappresentano non solo una questione di sicurezza alimentare, ma anche una violazione dei valori tradizionali e degli interessi collettivi.

In questo senso, secondo il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, un maggiore coordinamento delle strategie internazionali sembra essere lo strumento giusto per sconfiggere l’agropirateria. «L’armonizzazione nella lotta a questi reati a livello internazionale, come dimostrato in altri settori, è essenziale per attuare azioni efficaci», ha sottolineato.

Considerando che grandi quantità di prodotti sono spesso concentrate nelle mani di multinazionali, ha affermato che «lo Stato deve essere pronto a combattere reati che assumono sempre più una dimensione globale».

Il rapporto può essere richiesto contattando l’Eurispes e l’Osservatorio sulla criminalità organizzata nell’agricoltura e nel sistema agroalimentare.