Secondo un nuovo studio condotto dall’Università di Umm Al Qura, in Arabia Saudita, seguire una dieta ricca di olio extravergine di oliva potrebbe contribuire a ridurre il rischio di cardiomiopatie indotte da farmaci.
L’obiettivo dello studio, pubblicato sul *Journal of Pharmacy and Pharmacognosy Research*, era valutare l’effetto terapeutico dell’olio extravergine di oliva, sia come antipertensivo che come cardioprotettore, contro la cardiomiopatia indotta dalla doxorubicina nei ratti.
L’olio extravergine di oliva è ben noto per i suoi numerosi benefici per la salute, tra cui le proprietà antinfiammatorie e antidiabetiche, oltre alla protezione contro le malattie cardiache, come le cardiomiopatie.
Nello studio, i ricercatori hanno creato cinque gruppi distinti di ratti: un gruppo di controllo, un gruppo di controllo della malattia (a cui è stata iniettata la doxorubicina) e tre gruppi terapeutici, ai quali è stata anch’essa somministrata. Ai ratti dei gruppi terapeutici è stata somministrata una dieta integrata con diversi livelli di olio extravergine di oliva (2,5%, 5% e 10%).
Il potenziale cardioprotettivo, antipertensivo e antiossidante dell’olio extravergine di oliva è stato quindi studiato misurando diversi biomarcatori nel sangue, nel siero e nei tessuti, enzimi e parametri emodinamici in ciascuno dei cinque gruppi.
I risultati hanno mostrato che i ratti del gruppo terapeutico che avevano seguito la dieta integrata con il 10% di olio extravergine di oliva presentavano livelli più bassi di colesterolo e di un enzima associato alla cardiomiopatia rispetto ai ratti degli altri quattro gruppi.
I ratti di tutti e tre i gruppi terapeutici presentavano inoltre livelli ematici di antiossidanti più elevati rispetto ai ratti di entrambi i gruppi di controllo.
«La somministrazione alimentare di olio extravergine di oliva ha il potenziale di ridurre le cardiomiopatie indotte da farmaci e l’uso prolungato di olio extravergine di oliva nella dieta potrebbe avere un effetto cardioprotettivo ed essere utile contro l’ipertensione», hanno concluso Waleed Hassan AlMalki e Imran Shahid.