Un inizio d'autunno caldo e secco fa scendere le stime di produzione in Spagna
La mancanza di piogge e le alte temperature registrate all'inizio dell'autunno hanno indotto la principale cooperativa spagnola a rivedere al ribasso le proprie stime sul raccolto.
La mancanza di piogge e le alte temperature registrate a settembre e ottobre hanno indotto la più grande cooperativa agricola spagnola a rivedere al ribasso le stime sulla produzione di olio d’oliva, portandola a 1,3 milioni di tonnellate per la campagna 2025/26.
Secondo l’agenzia meteorologica statale spagnola, l’inizio dell’autunno ha portato temperature superiori alla media, influenzando negativamente l’accumulo di olio nel frutto e, potenzialmente, anche la sua qualità.
Fino a settembre, si prevedeva che la produzione spagnola di olio d’oliva avrebbe eguagliato o addirittura superato la resa della scorsa campagna agricola, pari a 1,45 milioni di tonnellate.
Vedi anche: La Catalogna prevede un aumento significativo della produzione di olio d’olivaOra, Cooperativas Agro-alimentarias anticipa che la produczione non raggiungerà la stima di 1,37 millioni di tonnellate del Ministero dell’Agricoltura, della Pesca e dell’Alimentazione pubblicata in ottobre.
Mentre gli oliveti irrigati starranno bene dopo che le abondanti precipitazioni invernali e primaverili hanno ripieno le falde acquifere, i laghi e i bacini di contenzione andalusi, gli olivicoltori hanno affermato che le piogge di novembre potrebbero migliorare la situazione negli oliveti non irrigati, che costituiscono il 70 percento del totale.
Le aspettative per il raccolto diminuiscono poiché gli agricoltori, specialmente quelli con oliveti tradizionali non irrigati, devono far fronte a costi in aumento e a un mercato instabile.
Secondo Cooperativas Agro-alimentarias, c’è un rischio crescente di una “perdita assoluta” di redditività negli oliveti non irrigati.
"Senza una politica idrica efficace e stabile, il rischio che questi oliveti vengano abbandonati è reale", ha affermato la cooperativa, invitando le autorità regionali e nazionali a investire nelle infrastrutture di irrigazione, nella modernizzazione e nella ristrutturazione del settore olivicolo.
L’appello alla mobilitazione della cooperativa fa seguito a una nuova ricerca pubblicata dall’Universita di Alicante che illustra la crescente minaccia rappresentata dalla desertificazione per gli oliveti.
La ricerca ha rilevato che pratiche agricole inappropriate, come l’eliminazione delle colture di copertura e la semina su pendii ripidi, hanno reso gli oliveti vulnerabili all’erosione e al declino della fertilità del suolo.
“La perdita di suolo fertile è diventata il problema principale associato alla coltivazione dell’olivo, contribuendo in modo significativo al processo di desertificazione che colpisce una parte significativa della Spagna”, ha dichiarato a Oleorevista José Alfonso Gómez Calero, ricercatore dell’università.
La ricerca ha individuato nella diffusione di oliveti ad alta e altissima densità uno dei principali responsabili della desertificazione dell’Andalusia.
“Questo modello intensivo minaccia i frutteti tradizionali e porta all’abbandono dei terreni a causa degli elevati costi di manutenzione e della ridotta sostenibilità del suolo”, ha affermato Gómez.
“Per mitigare la desertificazione, è stato studiato l’uso di copertiure vegetali vive negli oliveti e in altre colture legnose”, ha aggiunto. “Queste colture di copertura proteggono il suolo dall’erosione, ne migliorano la stabilità e trattengono l’umidità, contribuendo alla sostenibilità del sistema agricolo e preservando la fertilità del suolo”.
La visione sempre più pessimistica del prossimo raccolto ha portato anche a un aumento costante, a partire da maggio, dei prezzi all’origine dell’olio extravergine, vergine e lampante.
I prezzi dell’olio extravergine di oliva sono saliti da 3,20 a 4,10 euro al chilo. I prezzi dell’olio vergine sono saliti da 2,80 a 3,65 euro, mentre quelli dell’olio lampante sono passati da 2,64 a 3,50 euro nello stesso periodo.