Una nuova ricerca dimostra che gli ulivi combattono l'inquinamento atmosferico

VegPM, un progetto di ricerca toscano, dimostra che alcune specie arboree sono in grado di contrastare l'inquinamento atmosferico causato dal particolato (PM) e di migliorare la qualità dell'aria negli ambienti urbani.

Secondo i risultati di VegPM, un progetto di ricerca coordinato dall’Università di Firenze, gli ulivi sono tra le specie arboree in grado di contribuire maggiormente alla depurazione dell’aria. Il progetto mirava a individuare le piante autoctone più adatte a contrastare l’inquinamento atmosferico causato dal particolato (PM).

Lanciato nel 2020 e sostenuto con 180.000 euro dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, il progetto VegPM ha raccolto dati da quattro comuni italiani in Toscana colpiti da alti livelli di particolato fine: Lucca, Porcari, Capannori e Altopascio. Oltre agli ulivi, il team di ricerca ha rivelato che anche l'alloro (Laurus nobilis), il ligustro (Ligustrum), l'oleandro (Nerium oleander), la magnolia (Magnolia grandiflora) e il lauroceraso (Prunus laurocerasus) potrebbero migliorare la qualità dell'aria.

Il particolato è una miscela di particelle solide e liquide, sia organiche che inorganiche. Queste particelle sono disperse nell’aria e sono altamente pericolose per la salute umana. Il traffico stradale è la fonte primaria di PM, ma anche i sistemi di riscaldamento, la gestione dei rifiuti e l’agricoltura possono causare un eccesso di PM.

Le particelle sono comunemente classificate in base al loro diametro in tre categorie: "grossolane" (PM10), "fini" (PM2,5) e "ultrafini" (PM0,2). La dimensione delle particelle determina il modo in cui queste influenzano il sistema respiratorio e penetrano nel flusso sanguigno.

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L'esposizione prolungata al PM10, in particolare, può causare gravi effetti, come disturbi cardiovascolari e respiratori, allergie croniche e persino mortalità prematura nei bambini. Studi epidemiologici hanno inoltre dimostrato che la vicinanza a strade trafficate è associata a malattie respiratorie croniche nei bambini e negli anziani. In un ambiente urbano, questi effetti nocivi possono essere intensificati dai pericolosi metalli pesanti causati dall'esposizione a oli, pneumatici, carburante, vernici metalliche e rifiuti.

Pertanto, lo sviluppo di azioni di mitigazione concrete rappresenta una delle sfide più critiche per le amministrazioni locali. Molti comuni hanno valutato la progettazione di efficaci “foreste urbane”. Queste richiedono la piantumazione di specie vegetali appropriate lungo le strade o in prossimità di aree altamente inquinate. Affinché questa nuova strategia funzioni, le piante scelte devono essere in grado di resistere allo stress idrico e di contenere i livelli di CO2.

Il progetto VegPM trasforma l’intera area che comprende Lucca, Porcari, Capannori e Altopascio – circa 100 km² – in un innovativo sito di sperimentazione del modello di verde urbano. Lucca, Porcari, Capannori e Altopascio presentano le concentrazioni più elevate di PM10, biossido di azoto e ozono di tutta la Toscana, secondo la mappa annuale della qualità dell’aria regionale pubblicata dall’Arpat.

“Alcune specie vegetali possono fungere da filtri naturali del particolato intercettando e trattenendo le particelle sulla superficie fogliare: il nostro obiettivo era identificare, testare e selezionare le specie autoctone più promettenti della nostra nicchia climatica per renderle candidate ideali per intraprendere azioni locali volte a ridurre significativamente l’inquinamento atmosferico”, afferma il coordinatore del progetto Federico Martinelli, professore associato di Genetica presso il Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze.

“Come primo passo, abbiamo effettuato uno screening approfondito delle specie disponibili in grado di assorbire/trattenere più PM, metalli pesanti e ozono: abbiamo combinato studi fisiopatologici con analisi molecolari e tecniche di genotipizzazione rese disponibili dalle apparecchiature di sequenziamento del Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze, in modo da comprendere i meccanismi molecolari alla base della modulazione delle caratteristiche positive. Successivamente, nel 2021, in collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche, abbiamo avviato la parte sperimentale del progetto creando una rete di sedici stazioni di monitoraggio in tutta l’area, in grado di monitorare i principali inquinanti atmosferici e di raccogliere dati sia quantitativi che qualitativi. Integrando i valori registrati dai centri di monitoraggio con il particolato accumulato nelle foglie di ciascuna specie analizzata, siamo stati in grado di classificare le specie con i valori più elevati di deposito di PM.”

I ricercatori hanno prelevato campioni di foglie separati per ogni albero. I valori di deposito di ciascuna frazione di PM sono stati confrontati e analizzati rispetto ai livelli medi di particolato registrati durante l’anno. Utilizzando questo processo, i ricercatori hanno potuto classificare ciascuna specie in base alla sua capacità di accumulare particelle fini e ultrafini. Hanno scoperto che gli ulivi, in particolare, dimostrano un’elevata capacità di accumulo.

“Questa caratteristica, insieme alla loro capacità di tollerare stress quali siccità e salinità, li rende tra i candidati più promettenti. In contesto urbano, la loro presenza è ancora più importante poiché assorbono naturalmente anidride carbonica e rilasciano ossigeno, essenziali per la vita di ogni essere umano.”

Visti i risultati sperimentali del progetto VegPM, i ricercatori sperano che vengano intraprese ulteriori ricerche per dimostrare la capacità di alcuni alberi di neutralizzare gli effetti nocivi della vita in ambiente urbano.

«Per ora, i nostri studi si sono concentrati solo sulle piante esistenti. Ma cosa succederebbe con le nuove piante piantate? La concentrazione di PM diminuirebbe ulteriormente? Spero che questa domanda possa stimolare un seguito del progetto», aggiunge Martinelli.