La cucina nazionale italiana è stata inserita nella Lista del patrimonio culturale immateriale dell'UNESCO
L'Italia è diventata il primo Paese a vedere riconosciuta dall'UNESCO l'intera cucina nazionale, mettendo in risalto la cucina italiana come patrimonio vivente radicato nella sostenibilità, nella diversità e nelle tradizioni condivise.
La cucina nazionale italiana è stata inserita nella Lista del patrimonio culturale immateriale dell'UNESCO dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO).
Il riconoscimento è stato conferito durante la 20ª sessione del comitato, tenutasi a Nuova Delhi, in India, dall’8 al 13 dicembre.
Questa cucina inclusiva e dinamica diventa un esempio di dialogo tra le culture e un ponte tra i popoli.
In Italia, l’annuncio è stato accolto con entusiasmo dai professionisti del settore alimentare, dagli appassionati di cucina e dalle istituzioni.
“Questo riconoscimento conferma ciò in cui abbiamo sempre creduto: la cucina italiana è più di un semplice cibo. È cultura, patrimonio di identità, comunità e un mosaico vivente di tradizioni tramandate di generazione in generazione”, ha detto Maddalena Fossati Dondero, direttrice della rivista La Cucina Italiana e presidente del comitato promotore della candidatura. “Siamo orgogliosi di aver contribuito al raggiungimento di questo storico traguardo e continueremo a sostenere la conservazione e la promozione della cultura gastronomica italiana.”
La candidatura è stata sostenuta congiuntamente dai Ministeri dell’Agricoltura e della Cultura italiani e promossa da un gruppo di organizzazioni, tra cui La Cucina Italiana, la Fondazione Casa Artusi e l’Accademia Italiana della Cucina.
Insieme hanno redatto e presentato il dossier intitolato “La cucina italiana, tra sostenibilità e diversità bioculturale”.
“La cucina italiana è un patrimonio vivente, tramandato ogni giorno nelle case, nelle regioni e nelle comunità”, ha dichiarato ad Olive Oil Times Andrea Segrè, presidente di Casa Artusi. “Il compito ora è valorizzarla senza snaturarla, salvaguardandone l’autenticità e la biodiversità culturale, come ci ha insegnato Pellegrino Artusi”.
Secondo il dossier, la cucina italiana è una pratica quotidiana plasmata da conoscenze condivise, rituali e gesti che hanno generato una ricca fusione culturale e sociale di abitudini culinarie, uso creativo delle materie prime e metodi di preparazione artigianali.
Questa fusione si è evoluta in una tradizione comune e in un modello di identità socio-caratterizzato da paesaggi gastronomici viventi che riflettono e valorizzano la diversità bioculturale dei territori italiani.
Persone di culture diverse hanno influenzato a lungo la cucina italiana, apportando tecniche di preparazione, ingredienti, utensili ed espressioni linguistiche.
“Con questo riconoscimento, l’UNESCO definisce la nostra cucina come il frutto di influenze diverse, un crogiolo di conoscenze e abitudini”, ha affermato il giurista Pier Luigi Petrillo, che ha curato il dossier insieme a Massimo Montanari, coordinatore del comitato scientifico di Casa Artusi. “Questa cucina inclusiva e dinamica diventa un esempio di dialogo tra culture e un ponte tra i popoli”.
Il dossier mette inoltre in risalto la natura collettiva e partecipativa della cucina italiana, descrivendola come un veicolo per trasmettere conoscenze, ricordi ed emozioni che uniscono le generazioni e superano i confini.
I pasti condivisi, prosegue il documento, formano un sistema relazionale unificante che trasforma il tempo trascorso a tavola in un’opportunità di dialogo, espressione emotiva e cura reciproca.
La cucina italiana salvaguarda anche le espressioni culturali linguistiche e gestuali. Molte ricette tradizionali affondano le loro radici nelle pratiche anti-spreco e si basano su ingredienti sostenibili.
“L’UNESCO ha riconosciuto la rappresentività della cucina italiana come veicolo di cultura”, ha affermoto l’agenzia in un comunicato. “Si tratta di un corpus di conoscenze culinarie, conviviali e sociali, tramandato di generazione in generazione.”
La proposta originale risale al 2018. Nel 2020 è stato formato un gruppo di promozione che, con il supporto scientifico, ha redatto il dossier.
Più di 20 associazioni culturali hanno sostenuto la candidatura. Una bozza è stata condivisa online, permetendo i contributi del pubblico attraverso un processo aperto e trasparente.
Durante la riunione di Nuova Delhi, il comitato ha esaminato 67 candidature presentate da 77 paesi.
Le tradizioni culinarie già presenti nella lista includono il pasto festivo francese, la cucina mexicana, il Kimjang coreano e il Washoku giapanese.
L’Italia è il primo Paese ad aver visto riconosciuta la propria cucina nazionale nella sua interezza.
Il Paese conta ora 20 elementi nella lista, tra cui la vite ad alberello di Pantelleria, l’arte del pizzaiolo napoletano, la ricerca del tartufo e tradizioni condivise come la dieta mediterranea.
La cucina italiana rimane un leader economico globale, raggiungendo i 251 miliardi di euro nel 2024, secondo il rapporto Deloitte.
Essa rappresenta il 19 percento del mercato globale dei ristoranti a servizio completo, con gli Stati Uniti e la Cina che rappresentano più del 65 percento del consumo mondiale.
“Questo riconoscimento onora anche gli agricoltori che rendono possibile la produzione primaria”, ha dichiarato a Olive Oil Times il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti.
L’olio extravergine di oliva è una delle materie prime fondamentali della cucina italiana, in particolare nelle regioni del centro e del sud.
Il dossier sottolinea anche i codici non scritti dell’ospitalità, in cui i pasti condivisi senza limiti di tempo rafforzano i legami sociali.
In fondo, la cucina italiana è cura per gli altri, espressa attraverso la semplice domanda: “Cosa posso cucinarti?”