La dieta mediterranea è associata a migliori esiti nei pazienti affetti da malattie epatiche
Seguire la dieta mediterranea per un anno ha migliorato i sintomi della steatosi epatica non alcolica in pazienti obesi di età superiore ai 60 anni.
Secondo una nuova ricerca, seguire la dieta mediterranea potrebbe prevenire l’insorgenza di malattie come la diffusa steatosi epatica non alcolica (NAFLD), oltre ad alleviare i sintomi nei pazienti affetti da NAFLD.
La NAFLD comprende una serie di manifestazioni patologiche legate all’accumulo di grasso nel fegato, noto come steatosi.
Adottare la dieta mediterranea, anche solo per un anno, può migliorare la steatosi epatica non alcolica e il microbiota intestinale.
La sua progressione nel tempo può causare danni al fegato, tra cui cirrosi e fibrosi. Può inoltre aumentare il rischio di contrarre o aggravare malattie croniche quali patologie renali, diabete e ipertensione.
Secondo alcune ricerche, il 32 percento di tutti gli adulti nel mondo soffre di NAFLD, che è spesso associata al sovrapeso o all’obesità. Solo negli Stati Uniti, una ricerca dell’American Liver Foundation, un’organizzazione senza scopo di lucro, stima che fino a 100 millioni di americani soffrano di NAFLD.
Vedi anche: Notizie sulla salute“Oggi non esiste alcun farmaco in grado di curare la NAFLD. Tutto ciò che una persona può fare è cambiare stile di vita per ridurre le possibilità di progressione di tale condizione”, ha dichiarato a Olive Oil Times Isabel Moreno-Indias, coautrice dello studio e ricercatrice presso l’Istituto di Ricerca Biomedica di Malaga, in Spagna.
“La perdita di peso, l’esercizio fisico e l’adozione della dieta mediterranea sono fondamentali”, ha aggiunto.
Pubblicato da Gut Microbes, lo studio si è concentrato su 297 pazienti affetti da sindrome metabolica di età superiore ai 60 anni e obesi, le cui condizioni di salute sono state monitorate all’inizio dello studio.
Dopo un anno di adozione e aderenza alla dieta mediterranea, i ricercatori hanno rivalutato le condizioni dei pazienti e li hanno divisi in tre gruppi.
“Il nostro team di ricerca ha voluto concentrarsi sull’intervento basato sulla dieta mediterranea”, ha affermato Moreno-Indias. “Ciascun gruppo è stato quindi formato in base ai cambiamenti verificatisi nei pazienti nel corso di quell’anno.”
Gli scienziati hanno adottato due indici comunemente utilizzati nella ricerca per stimare l’impatto della dieta mediterranea: l’indice di steatosi epatica (HSI) e il punteggio Fibrosis-4 (FIB-4). Entrambi sono stati utilizzati per valutare il grado di cambiamento delle condizioni epatiche di ciascun paziente.
Gli autori dello studio hanno scoperto che più rigorosamente la dieta mediterranea veniva seguita dai pazienti, maggiori erano i suoi effetti benefici, compresi miglioramenti sostanziali nel microbiota intestinale.
Il microbiota intestinale è la complessa popolazione di miliardi di microrganismi presenti nel tratto gastrointestinale umano. I batteri sono fondamentali per il mantenimento di un sistema immunitario sano e delle funzioni metaboliche.
La composizione del microbiota intestinale varia da individuo a individuo ed è strettamente legata all’alimentazione. Le alterazioni nella composizione della popolazione batterica intestinale sono state ripetutamente associate a una vasta gamma di infezioni e malattie infiammatorie.
Nello studio, i cambiamenti monitoriti dai ricercatori includevano una riduzione dei batteri associati all’inflammazione, mentre quelli responsabili della produzione di acidi grassi salutari sono aumentati. I risultati indicano un miglioramento della salute intestinale e una diminuzione del rischio di sviluppare diverse malattie croniche.
"Abbiamo riscontrato una relazione tra i cambiamenti biochimici legati alla NAFLD e il microbiota intestinale", ha affermato Moreno-Indias.
I ricercatori hanno scoperto che i pazienti che hanno tratto maggiori benefici dall’adozione della dieta mediterranea, i quali hanno visto migliorare significativamente i propri marcatori di NAFLD, mostravano anche la più alta presenza di batteri intestinali benefici.
“Questi risultati ci dicono che gli interventi sullo stile di vita, come l’adozione della dieta mediterranea, potrebbero modulare il microbiota intestinale e quindi influire sulla sindrome metabolica e sulla salute del fegato”, ha affermato Moreno-Indias.
Il microbiota intestinale potrebbe anche diventare cruciale per la diagnosi della NAFLD. Francisco Tinahones, professore di medicina all’Università di Malaga e coautore dello studio, ha affermato che la NAFLD “è una malattia asintomatica nelle sue fasi iniziali, e la mancanza di marcatori non invasivi implica che, quando viene diagnosticata, si trova in uno stadio avanzato; pertanto, sono necessari nuovi biomarcatori per la sua diagnosi precoce, e il microbiota intestinale potrebbe essere d’aiuto”.
Sebbene la ricerca dimostri il ruolo significativo della dieta mediterranea nel favorire un microbioma intestinale sano, i ricercatori hanno avvertito che resta ancora molto da valutare.
“Dobbiamo considerare che il nostro campione di popolazione era molto particulare e specifico, poiché si trattava di persone non più giovani e affette da condizioni specifiche come l’obesità e la sindrome metabolica”, ha affermato Moreno-Indias. “Il venti per cento di loro soffre di diabete.”
“Quello che abbiamo scoperto è che in questo specifico campione di popolazione, l’adozione della dieta mediterranea, anche solo per un anno, può migliorare la condizione di NAFLD e il microbiota intestinale”, ha aggiunto.
«Detto questo, la mia opinione è che i risultati che abbiamo verificato su quel campione specifico di popolazione ci dicano ancora di più», ha continuato Moreno-Indias. “Ci dicono che per tutti i segmenti della popolazione che non soffrono di NAFLD, seguire la dieta mediterranea potrebbe avere un effetto cruciale nella prevenzione della sua insorgenza”.
Tuttavia, la ricercatrice ha sottolineato che adottare la dieta mediterranea significa molto più che seguire uno specifico modello alimentare.
“La dieta mediterranea è più di una dieta. È uno stile di vita, che include i pasti in compagnia e l’esercizio fisico”, ha affermato. “In questo contesto, l’olio extravergine di oliva è la chiave, poiché l’olio d’oliva è la principale fonte di grassi e lipidi della dieta mediterranea, con tutte le sue caratteristiche benefiche.”
“Senza l’olio d’oliva, la dieta mediterranea non esisterebbe nemmeno”, ha aggiunto Moreno-Indias. “Nel nostro protocollo, la dieta mediterranea è caratterizzata dalla presenza dell’olio d’oliva.”
Ricerche precedenti avevano accennato all’impatto degli antioxidanti dell’olivo extravergine sulla NAFLD. Si ritiene che possano svolgere un ruolo cruciale nel benessere dei pazienti affetti da NAFLD.