Il mondo si avvicina alla soglia di 1,5 °C mentre una serie di tre anni di caldo record conferma il cambiamento climatico

Nuovi dati forniti dal Servizio europeo Copernicus sui cambiamenti climatici mostrano che le temperature globali negli ultimi tre anni hanno superato la soglia di 1,5 °C, a riprova del fatto che il caldo record non è più un’anomalia di breve durata.

Il novembre 2025 è stato uno dei mesi più caldi mai registrati, coronando tre anni consecutivi di eccezionale caldo globale.

Il mese scorso, la temperatura media globale in superficie ha raggiunto 1,54 °C al di sopra della media stimata per il periodo 1850-1900, utilizzata per definire i livelli preindustriali.

I dati più recenti indicano che il 2025 si classificherà tra i tre anni più caldi mai registrati, alla pari con il 2023, il secondo anno più caldo, e secondo solo al 2024, considerato l’anno più caldo della storia moderna.

Il Copernicus Climate Change Service (C3S) dell’Unione Europea stima che le temperature medie globali nel periodo 2023-2025 supereranno di 1,5 °C i livelli pre-industriali.

Gli scienziati affermano che l’analisi delle temperature su un periodo di tre anni aiuta a livellare la variabilità climatica a breve termine, chiarendo che il caldo record non è un picco temporaneo, ma un cambiamento strutturale delle temperature globali.

“Queste pietre miliari non sono astratte: riflettono l’accelerazione del cambiamento climatico. L’unico modo per mitigare il futuro aumento delle temperature è ridurre rapidamente le emissioni di gas serra”, ha affermato Samantha Burgess, responsabile strategica per il clima presso il C3S.

A seguito della pubblicazione dei dati di Copernicus, il Consiglio e il Parlamento dell’Unione Europea hanno approvato l’obiettivo della Commissione Europea di ridurre le emissioni di gas serra del 90 per cento entro il 2040 rispetto ai livelli del 1990.

Secondo il Consiglio, l’accordo affina la flessibilità in materia di crediti di carbonio e assorbimenti, rafforza i principi per un quadro climatico post-2030 equo e competitivo e potenzia le revisioni dei progressi che potrebbero innescare misure aggiuntive.

“Oggi l’Europa si è unita attorno alla nostra chiara direzione per la politica climatica – basata sulla scienza e sulla tutela della nostra sicurezza e competitività”, ha affermato Lars Aagaard, ministro danese per il clima, l’energia e i servizi pubblici.

Mentre l’Unione Europea sta portando avanti la propria agenda climatica, la lotta ai cambiamenti climatici rimane un tema profondamente divisivo a livello mondiale.

La recente Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici COP30 ha messo in evidenza come decine di paesi continuino a sostenere l’uso delle fonti più significative di emissioni globali.

Gli approcci alla politica climatica variano notevolmente tra i maggiori inquinatori del mondo.

La Cina si è impegnata a raggiungere il picco delle emissioni di anidride carbonica prima del 2030 e la neutralità carbonica entro il 2060, e ha recentemente presentato il suo primo obiettivo assoluto di riduzione dei gas serra per il 2035.

L’introduzione dell’energia pulita in Cina sta accel­era­n­do ra­pidamente, con impianti eolici, solare e di stoccaggio che superano molti dei parametri di riferimento del 2030 con anni di anticipo rispetto al programma, mentre l’adozione dei veicoli elettrici continua a ridefinire le emissioni dei trasporti.

Allo stesso tempo, la Cina rimane il più grande cons­uma­to­re di car­bone al mondo, con una cap­acità di generazione a car­bone in espansione per garantire la sic­urezza en­er­getica durante i periodi di picco della domanda.

Gli Stati Uniti mirano a ridurre le emissioni di gas serra del 50-52% rispetto ai livelli del 2005 entro il 2030 e a raggiungere emissioni nette pari a zero a livello di economia entro il 2050.

Il sostegno federale alle tecnologie pulite si è ampliato negli ultimi anni, in particolare attraverso incentivi per le energie rinnovabili, i veicoli elettrici e la produzione nazionale. Gli impianti solari, di stoccaggio in rete ed eolici hanno registrato un'accelerazione, mentre la produzione di energia da carbone è scesa alla quota più bassa degli ultimi decenni.

Tuttavia, le emissioni nazionali non sono ancora in linea con l’obiettivo del 2030. Il gas naturale continua a dominare il mix energetico e le emissioni dei trasporti si sono rivelate difficili da ridurre.

I recenti allentamenti normativi e le approvazioni di nuovi progetti nel settore del petrolio e del gas hanno aggiunto incertezza. Negli ultimi giorni, tale incertezza si è accentuata quando l’Agenzia per la protezione dell’ambiente ha iniziato a rimuovere dal proprio sito web i riferimenti al cambiamento climatico causato dall’uomo.

La soglia di 1,5 °C al di sopra dei livelli preindustriali ha assunto un significato particolare a partire dalla COP21, tenutasi a Parigi nel 2015.

A seguito di quella con­fer­enza, 195 nazioni hanno fir­mato l’Accordo di Parigi, impo­ni­endo­si a lim­itare l’aumento delle tem­pe­ra­tu­re globali in superficie.

La letteratura scientifica presentata dal Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite ha avvertito che il superamento della soglia di 1,5 °C intensificherebbe gli impatti climatici, tra cui siccità, ondate di calore e piogge intense più frequenti e gravi.

I ricercatori hanno inoltre dimostrato che l’aumento del caldo estremo sta già sconvolgendo i sistemi alimentari in tutto il mondo, minacciando l’agricoltura e la sicurezza alimentare, prolungando le stagioni degli incendi boschivi, mettendo a dura prova le riserve idriche e accelerando la perdita di biodiversità.