Tradizione e innovazione si fondono all'Azienda Pometti in Toscana
L'ultima generazione di agricoltori dell'Azienda Pometti, fondata 600 anni fa, utilizza metodi all'avanguardia per produrre un olio d'oliva sostenibile e pluripremiato.
Una straordinaria fusione tra una tradizione di famiglia che risale al XVI secolo e l’adozione di tecnologie all’avanguardia ha permesso all’Azienda Pometti di aggiudicarsi per il secondo anno consecutivo il Gold Award al Concorso Mondiale dell’Olio d’Oliva NYIOOC 2024.
L’olio extravergine di oliva biologico dell’azienda, L’Olio Bio, è prodotto da circa 1.500 ulivi sparsi tra le colline toscane della Val d’Orcia, vicino a Siena. Questo vasto oliveto biologico e tradizionale ospita le varietà di olive Leccino e Pendolino.
Il problema di gran parte dell’agricoltura odierna è l’uso diffuso di tecniche probabilmente obsolete. La natura non viene più ascoltata.
Carlotta Pometti, proprietaria della tenuta, vanta una lunga tradizione nella produzione di olio d’oliva, vino, farro e oli essenziali di lavanda.
Qualche anno fa, la sua famiglia si è impegnata a rinnovare i processi di produzione dell’olio d’oliva, adottando nuove pratiche agronomiche, stringendo partnership con un frantoio rinomato a livello locale e integrando la tecnologia moderna direttamente negli oliveti.

La tenuta, che vanta 600 anni di storia, combina metodi agronomici tradizionali e all’avanguardia. (Foto: Azienda Pometti)
Luca Perotti, marito di Carlotta e amministratore della società, ha afferto che il Gold Award è stato una gioia insperata e una conferma dopo un anno pieno di sfide.
“Siamo estremamente felici ed entusiasti di questo risultato”, ha detto Perotti. “Sapevamo che il nostro olio extravergine di oliva era davvero buono, dato che abbiamo lavorato duramente per raggiungere questo obiettivo”.
Le vittorie al NYIOOC hanno dato slancio a nuovi progetti e attività nell’azienda agricola Pometti. “Vincere a New York è stato un risveglio, perché ci ha aiutato a capire che eravamo sulla strada giusta”, ha detto Perotti. “Inoltre, ci ha spinto a investire di più e a esplorare nuovi approcci all’olivicoltura”.
“In questo momento, stiamo pianificando un nuovo ampliamento di tre ettari dove testeremo un approccio antico ma innovativo”, ha aggiunto. “A partire da quest’anno, pianteremo gli alberi secondo uno schema tradizionale, persono un po’ d’altro tempo, dato che gli alberi avranno una distanza di sei metri l’uno dall’altro”, ha detto Perotti.
Vedi anche: Profili dei produttoriGarantire spazi così ampi tra gli alberi permette di raggiungere diversi obiettivi. “Secondo i nostri studi, abbiamo osservato che tali distanze consentono agli alberi di vivere una vita più sana e più lunga”, ha detto Perotti. “Inoltre, ci permette di muoverci meglio intorno a ciascun albero, il che facilita la cura degli alberi”.
“Inoltre, distanze così ampie riducono la necessità di trattamenti per limitare parassiti e agenti patogeni”, ha aggiunto. “La distanza ostacola la capacità dell’agente patogeno di diffondersi, permette all’aria di fluire più facilmente tra i rami e impedisce agli alberi di competere per le risorse.”
Secondo Perotti, questa disposizione tradizionale era un tempo lo standard nella regione. Attualmente, è in linea con un approccio agricolo rigenerativo alla coltivazione dell’olivo che si concentra sulla preservazione e sul miglioramento della salute del suolo, oltre che sul raforzamento della biodiversità locale e della resilienza delle colture ai fattori di stress.
L’azienda impiega strumenti altamente avanzati per il monitoregiare l’umidità del suolo e la salute degli alberi utilizzando infrastrutture elettroniche e digitali.
Queste tecnologie facilitano il bilanciamento preciso degli interventi diretti sul campo, sia per l’irrigazione che per i trattamenti volti a mitigare specifici agenti patogeni.
“Abbiamo un approccio biologico alla coltivazione dell’olivo e, anche in tale contesto, tendiamo a tratare le nostre piante solo quando è assolutamente nessesario”, ha detto Perotti.
Fa tutto parte di un approccio olistico. “Questa era la norma in passato; stiamo piantando nuovi alberi per la nostra famiglia e i nostri discendenti”, ha detto. “I nostri alberi sono destinati a vivere a lungo, una realtà ben lontana dagli olivi a vita breve coltivati nei frutteti altamente intensivi che vediamo oggigiorno in altre regioni”.
L’azienda agricola di famiglia ha già in programma di espandere i nuovi oliveti da tre a 20 ettari nel prossimo futuro.
Per la famiglia Pometti, l’agronomia e la tecnologia sono viste come rimedi a molte delle sfide odierne, compresi gli effetti del cambiamento climatico.
«Se si continua ad arare il terreno intorno agli ulivi, favorendo l’evapotraspirazione, si peggiorerà la situazione», ha detto Perotti. «Già a giugno applicheremo il caolino contro il calore eccessivo e il suo impatto».

Lucca Perotti mentre pota i suoi uliveti. (Foto: Lucca Perotti)
«Il problema di gran parte dell’agricoltura odierna è l’uso diffuso di tecniche probabilmente obsolete», ha aggiunto. «Non si ascolta più la natura e molti agronomi lavorano dietro una scrivania molto più che nei campi».
Secondo l’azienda pluripremiata, la produzione di olio extravergine di oliva di alta qualità in Italia rappresenta una vera opportunità.
“È un’opportunità perché quando l’olio extravergine di oliva di alta qualità viene spiegato al pubblico e condiviso con chi visita la zona, ha successo”, ha detto Perotti.
“Non stiamo parlando solo del prodotto finale, ma dell’intera storia e dei fatti che hanno portato alla sua realizzazione”, ha aggiunto. “Stiamo parlando di sostenibilità, biodiversità, di come avviene la raccolta e di come e quando le olive vengono spremute”.
Perotti ha osservato che l’Azienda Pometti sta affrontando l’attuale era complessa per l’olio d’oliva, caratterizzata dall’aumento dei prezzi dei prodotti commerciali, dall’inflazione e dall’escalation dei costi di produzione.
“Nel corso degli anni, abbiamo visto crescere la domanda”, ha detto Perotti. “Ciò consente ai produttori di alta qualità di mantenere i propri prezzi a un livello che garantisce un ritorno sugli investimenti.”
“A mio avviso, chi oggi soffre di più intende concentrarsi sui volumi, sulla quantità”, ha aggiunto. “In Italia, un approccio basato sulla quantità è destinato a fallire; non possiamo competere con realtà più grandi. D’altra parte, possiamo sicuramente competere in termini di qualità.”