A Stromboli, gli ulivi contribuiscono a far rinascere il territorio, la comunità e la tradizione
Un progetto di coltivazione dell'olivo guidato dalla comunità a Stromboli sta ripristinando i terrazzamenti, stabilizzando i pendii e riavvicinando gli abitanti al patrimonio agricolo dell'isola.
Sull’isola di Stromboli, la più settentrionale dell’arcipelago delle Eolie in Sicilia e sede dell’omonimo vulcano, la rinascita della coltivazione dell’olivo sta contribuendo a salvaguardare il paesaggio, rigenerare il suolo e rafforzare le reti della comunità locale.
Si tratta di un ambiente unico nel suo genere, caratterizzato dalla presenza di uno dei vulcani più attivi al mondo.
L’iniziativa è guidata dall’associazione senza scopo di lucro Attiva Stromboli, che combina il recupero e la piantumazione di ulivi con il ripristino dei muretti a secco e la rimodellazione del territorio utilizzando tecniche idrauliche tradizionali.
Uno studio condotto dall’Università della Tuscia ha riconosciuto l’iniziativa come modello di best practice per la gestione sostenibile del suolo nelle isole del Mediterraneo.
“Si tratta di un ambiente unico nel suo genere, caratterizzato dalla presenza di uno dei vulcani più attivi al mondo”, ha dichiarato a Olive Oil Times Paolo de Rosa, rappresentante legale di Attiva Stromboli. “Si tratta di un ecosistema fragile, minacciato anche dall’abbandono della gestione del territorio, un fenomeno diffuso che ha colpito le aree marginali dalla metà del XX secolo a causa dell’emigrazione”.
Come in molte altre isole italiane, il turismo ha iniziato a svilupparsi a Stromboli negli anni ’50, rilanciando gradualmente l’economia dell’isola.
Oggi il turismo è il principale motore economico dell’isola. Stromboli conta circa 500 residenti permanenti e, mentre le sue acque cristalline attraggono migliaia di visitatori nei mesi più caldi, molti vengono anche per vedere “Iddu”, l’affettuoso nome locale del vulcano. Le escursioni guidate da guide autorizzate sono tra i modi più popolari per esplorare le sue pendici.
Fondata per promovere il territorio e la sua cultura, Attiva Stromboli ha avviato nel 2018 un progetto per creare un frantoio comunitario e rilanciare la coltivazione dell’olivo come primo passo verso il ritauro e la valorizzazione del paesaggio.

Il progetto guidato dall’associazione senza scopo di lucro Attiva Stromboli combina il recupero e la piantumazione di ulivi, il restauro dei muretti a secco e la rimodellazione del terreno utilizzando tecniche idrauliche tradizionali.
“Al di là del turismo, l’agricoltura era stata messa da parte e il paesaggio era in gran parte trascurato”, ha detto de Rosa. “Era necessario intervenire per ripristinare l’equilibrio ecologico. Partire dalla coltivazione dell’olivo era naturale, poiché un tempo era stata fondamentale per l’economia dell’isola, che negli anni ’30 contava cinque frantoi attivi”.
Dopo lo smantellamento dei frantoi, i coltivatori erano costretti a caricare le olive sui traghetti e a spedirle ai frantoi fuori dall’isola. Le frequenti perturbazioni meteorologiche spesso ritardavano la lavorazione, compromettendo la qualità dell’olio.
“Invece di affidarci a strutture esterne, un frantoio sociale ci permette di produrre direttamente sull’isola e incoraggia una maggiore cura degli ulivi”, ha detto de Rosa.
Con il sostegno del Fondo Ambiente Sicilia e di diversi donatori privati, l’associazione ha acquistato un frantoio all’avanguardia dotato della tecnologia Mori-Tem.
L’iniziativa ha coinvolto anche i proprietari di ville private con ulivi ornamentali. “Abbiamo proposto accordi in base ai quali ci saremmo occupati della potatura e della raccolta degli alberi”, ha detto de Rosa. “Molti residenti hanno poi iniziato a prendersi cura dei propri alberi in modo autonomo e a recuperare quelli abbandonati. Questo ha contribuito al raggiungimento di uno dei nostri obiettivi principali: che la comunità stessa protegga il territorio dell’isola”.

I ricercatori hanno riconosciuto il progetto guidato da Attiva Stromboli come un modello di best practice per la gestione sostenibile del suolo nelle isole del Mediterraneo.
Nel corso del tempo, la produzione è triplicata e la partecipazione è cresciuta da 10 a più di 30 persone. Ora vengono prodotte tra le 100 e le 150 bottiglie all’anno, messe all’asta durante una festa della vendemmia, con i ricavi reinvestiti nel progetto.
L’iniziativa, tuttavia, non è riuscita a proteggere il territorio dalla portata di un incendio boschivo di origine umana nel maggio 2022, che ha distrutto 200 ettari di vegetazione, a seguito di precedenti incendi legati all’attività eruttiva nel 2019 e nel 2021.
“Siamo abituati agli incendi causati dall’attività vulcanica, ma quell’incendio è stato enorme”, ha ricordato de Rosa. “Ciò che mi ha colpito di più è stata la risposta collettiva e la solidarietà dimostrata nel proteggere sia le persone che il territorio.”
All’incendio è seguita una grave alluvione in agosto, che ha messo in luce una grave instabilità idrogeologica.
«Ci siamo resi conto che, oltre a recuperare gli ulivi danneggiati, dovevamo lavorare in modo sistematico, ripristinando i terrazzamenti affinché l’acqua potesse scorrere e defluire correttamente», ha detto de Rosa. “Abbiamo sfruttato lo slancio dato da questi eventi per raccogliere fondi per un intervento coordinato di bonifica del territorio, in particolare nelle zone più elevate sopra il paese”.
Grazie al rinnovato sostegno del Fondo Ambiente Sicilia e ai contributi di donatori privati e professionisti, l’associazione si è assicurata le risorse per acquistare attrezzature, reclutare volontari e assumere un lavoratore stagionale. Le operazioni sono iniziate nel novembre 2022.
Finora è stato bonificato un ettaro. I lavori hanno compreso il restauro di muretti a secco, la realizzazione di opere di stabilizzazione dei pendii e di fasce tagliafuoco, la potatura e la piantumazione di ulivi e capperi, il restauro di un’antica cisterna e l’installazione di un nuovo sistema di irrigazione.
Il gruppo ha recuperato ulivi secolari e piantato circa 200 alberelli di Nocellara Messinese, con l’obiettivo di arrivare ad almeno 500 alberi nel lungo termine.
Ha inoltre introdotto piante di caperri (Capparis spinosa), propagate da talee e semi locali, per preservare la biodiversità e creare un sistema di coltura intercalare resiliente.
Laddove non è stato possibile restaurare completamente i muri a secco, il gruppo ha adottato un metodo tradizionale semplificato di stabilizzazione dei pendii noto come “fasciata” o “palizzata”, chiamato anche “tecnica del castoro”. Fasci di residui di potatura sono stati fissati lungo i pendii per rallentare il deflusso dell’acqua.

Attiva Stromboli ha recuperato molti ulivi secolari e ha piantato nuovi alberelli di Nocellara Messinese, insieme a piante di cappero, creando un fiorente sistema di consociazione.
“Con queste struture in opera, l’acqua non scorre più direttamente a valle ma segue un percorso a zig-zag, rilasciando i sedimenti e livellando graduamente i terrazzi”, ha spiegato de Rosa.
Il sistema favorisce lo sviluppo della microfauna, migliora la fertilità del suolo e consente di riutilizzare in loco i residui della potatura. La manutenzione consiste principalmente nel tagliare la vegetazione quando i rovi iniziano a crescere.

Attiva Stromboli ha recuperato i muri a secco (indicati dalle frecce verdi) e ha stabilizzato parte dei pendii utilizzando la tecnica del castoro, applicando il “fascinato” (indicato dalle frecce gialle).
“Una volta regolarizzata, l’acqua piovana non è più una minaccia ma una risorsa che favorisce la crescita di nuovi ulivi”, ha affermato de Rosa.
I ricercatori hanno confermato l’efficacia del lavoro, osservando che l’approccio agroforestale, incombinazione con il ristauro dei muri a secco e il ricoprimento delle conoscenze ecologiche tradizionali, riduce i rischi di erosione, rafforza l’adattamento climatico e ripristina l’agrobiodiversità, apportando al contempo benefici all’economia locale e al turismo.
Attiva Stromboli ha coinvolto anche gli studenti delle scuole primarie e secondarie dell’isola, impegnandoli nella potatura, nella raccolta e nell’organizzazione di corsi di formazione per avvicinare i giovani alla produzione di olio d’oliva.
“L’anno scorso abbiamo piantato altri 40 ulivi lungo il lungomare come bene pubblico”, ha detto de Rosa. “Gli ulivi meritano di tornare ad essere al centro della vita dell’isola. Al di là del loro valore di sussistenza, la gestione degli uliveti aiuta a salvaguardare l’intero ecosistema”.
“Ma questo progetto non finisce qui”, ha aggiunto. “Questo fragile ecosistema, esposto alle pressioni naturali e umane, richiede cure costanti. La nostra speranza è quella di ottenere un ulteriore sostegno istituzionale per continuare questo lavoro.”