I produttori siciliani e sardi attribuiscono la qualità pluripremiata all’innovazione e alla sostenibilità

I produttori della Sicilia e della Sardegna hanno superato la siccità e le difficoltà macroeconomiche per produrre alcuni dei migliori oli extravergini di oliva di quest’anno.

Dopo una stagione caratterizzata dalla siccità e da difficoltà macroeconomiche, i produttori delle due isole più grandi d’Italia, la Sardegna e la Sicilia, hanno celebrato il loro successo internazionale al Concorso Mondiale dell’Olio d’Oliva NYIOOC 2023.

La siccità che ha colpito tutta l’Italia non ha risparmiato le due regioni, le quali, a causa degli effetti di un «anno di riposo» (la fase di minore produzione nel ciclo naturale di alternanza della resa degli olivi), hanno registrato un leggero calo dei volumi di produzione.

Soprattutto alla fine di questi anni molto complicati, segnati dalle difficoltà dovute alla pandemia, alla guerra e alle avversità meteorologiche, (vincere al NYIOOC) è una soddisfazione ancora più grande.– Pietro Nicotra, titolare di Agrestis

Eppure gli agricoltori dell’isola hanno mantenuto elevati standard qualitativi, riconosciuti dalla giuria del più grande concorso mondiale dedicato alla qualità dell’olio d’oliva.

Un approccio in continua evoluzione che coinvolge ogni dettaglio del processo produttivo, dalle caratteristiche tecnologiche a livello di azienda agricola agli aspetti ambientali di ampio respiro, ha aiutato questi produttori a farsi strada sulla scena mondiale e a contribuire al successo complessivo del loro Paese – L’Italia ha ottenuto 174 premi su 224 prodotti in concorso, registrando uno dei tassi di successo più elevati al NYIOOC 2023.

Vedi anche: I migliori oli extravergini di oliva italiani

Il merito dei cinque premi assegnati alla Sardegna va a Pasquale Manca e ai suoi marchi di olio extravergine di oliva San Giuliano: «Fruttato» e «L’Originale», che hanno ottenuto due premi d’oro, e «Monocultivar Bosana», «Biologico» e «Primér», che hanno ricevuto ciascuno un premio d’argento.

«Siamo lieti di ricevere questi riconoscimenti, anche perché ripagano gli investimenti che abbiamo recentemente effettuato nel frantoio», ha dichiarato a Olive Oil Times. «In particolare, alla fine dell’ultima raccolta, a novembre, abbiamo installato un sistema a ultrasuoni su due delle nostre quattro linee di produzione».

«Nonostante il ritardo, dovuto ai problemi globali legati all’approvvigionamento delle materie prime, siamo riusciti a installarlo in tempo per testarlo su una piccola parte della raccolta. Abbiamo ottenuto alcuni riscontri interessanti, che ci fanno pensare che il contributo di questa tecnologia alla resa del prossimo anno possa essere significativo», ha aggiunto.

Pasquale Manca

Pasquale Manca

Si sta investendo anche in nuovi terreni, in particolare quelli un tempo utilizzati come pascoli, che ora sono abbandonati e incolti.

«Poiché per secoli su questi appezzamenti hanno pascolato le pecore, sono ricchi di azoto», ha spiegato Manca. «Stiamo acquisendo nuovi terreni di questo tipo, dove nei prossimi anni pianteremo nuovi ulivi».

Attualmente, Domenico Manca gestisce circa 150.000 alberi e prevede di raddoppiare questo numero entro tre o quattro anni e di raddoppiarlo nuovamente entro 10 anni, con l’obiettivo di raggiungere i 1.000 ettari.

«Siamo in continua espansione ed evoluzione e, per farlo, dedichiamo tempo alla sperimentazione, sia in frantoio che negli oliveti, collaborando anche con i ricercatori», ha affermato Manca.

Situati nella Sardegna nord-occidentale, nella vasta pianura della Nurra, i suoi oliveti sono disposti secondo diversi schemi di impianto, da quelli tradizionali a quelli ad altissima densità, e comprendono le varietà sarde prevalentemente autoctone di Bosana, Nera di Oliena e Semidana.

«Abbiamo anche la Coratina pugliese e le varietà catalane Arbosana e Arbequina, che apprezziamo non solo dal punto di vista commerciale, ma anche perché esiste un legame particolare tra il loro luogo d’origine e la nostra città, Alghero, dato che siamo una minoranza linguistica che parla l’antico catalano», ha spiegato Manca.

Nel frattempo, i produttori dell’altra grande isola mediterranea italiana hanno festeggiato un altro anno di successi al Concorso Mondiale.

I produttori di Mandranova, in provincia di Agrigento, hanno festeggiato il Premio d’Oro per un olio monovarietale di Nocellara del Belice, assegnato ogni anno al NYIOOC.

La raccolta delle olive secondo la tradizione negli uliveti di Mandranova

La raccolta delle olive secondo la tradizione negli uliveti di Mandranova

«Ricevere ogni anno un riconoscimento al NYIOOC è molto importante per noi perché ci permette di garantire al consumatore il nostro costante impegno verso l’alta qualità», ha affermato Silvia Di Vincenzo, che gestisce l’azienda insieme al marito Giuseppe e al figlio Gabriele.

«Partecipiamo sin dall’inizio e questo ci ha anche dato l’opportunità di confrontarci con gli altri produttori nel corso del tempo», ha aggiunto.

Vicino alla costa sud-occidentale, a Palma di Montechiaro, circa 10.000 alberi di Nocellara, Cerasuola, Biancolilla e Giarraffa costituiscono il cuore della tenuta, che comprende anche un resort ricettivo.

«Siamo olivicoltori da cinque generazioni», ha spiegato Di Vincenzo. «Un tempo la proprietà comprendeva anche un vigneto, ma abbiamo deciso di dedicarci esclusivamente alla produzione di olive, gestita con metodi biologici e nel rispetto di elevati standard di sostenibilità».

Seguendo gli stessi principi di qualità e tutela ambientale, l’azienda si dedica anche alla coltivazione delle mandorle: la tenuta ospita infatti un mandorleto di 15.000 alberi.

«L’azienda è in continua evoluzione, poiché cerchiamo di migliorare ogni fase del processo produttivo», ha affermato. «Ad esempio, all’inizio potavamo gli alberi secondo la forma a vaso libero; ora lo facciamo secondo il metodo a vaso policonico. Prima raccoglievamo i frutti solo con l’ausilio di facilitatori; ora effettuiamo tre diversi tipi di raccolta per velocizzare le operazioni e raccogliere le olive ancora verdi».

I frutti vengono frantumati nel frantoio all’avanguardia dell’azienda, che utilizza un sistema a due fasi a risparmio idrico. Vanta una nuova tecnologia che riduce i tempi di lavorazione aumentando l’estrazione dei fenoli e un refrigeratore che mantiene a temperatura controllata le attrezzature.

«Cerchiamo di realizzare i nostri prodotti nel miglior modo possibile, non tanto per motivi commerciali, quanto piuttosto perché siamo profondamente innamorati dell’olio extravergine di oliva, ed è proprio questo che ci spinge a mantenere alta la qualità», ha affermato Di Vincenzo.

Situato appena a ovest degli uliveti di Mandranova si trova il paese di Villafranca Sicula, sede dell’azienda agricola biologica Loco Galbasa, che ha vinto un premio d’argento alla sua prima partecipazione al NYIOOC con un monovarietale di Biancolilla.

I comproprietari di Loco Galbasa, Marco Gagliano e Sandro Domenico Musso

I comproprietari di Loco Galbasa, Marco Gagliano e Sandro Domenico Musso

«Questo riconoscimento ci dimostra che la nostra azienda ha avuto un ottimo inizio e sta procedendo nella giusta direzione», ha dichiarato il co-titolare Marco Gagliano. «In effetti, l’azienda agricola è stata fondata nel 1963 ed era gestita da nostro zio».

«Quando io e mio cugino abbiamo preso le redini dell’azienda lo scorso anno, abbiamo ideato il design del marchio e puntato sull’alta qualità», ha aggiunto. «Essendo la prima volta che partecipiamo e a così breve distanza dall’avvio del nostro progetto, questo premio ci dà una soddisfazione ancora maggiore».

L’azienda agricola di 20 ettari si trova in una valle dove prosperano 4.800 ulivi affacciati sul mare: gli ulivi secolari di varietà Biancolilla, che costituiscono la stragrande maggioranza del frutteto, sono affiancati dalle altre varietà locali, la Cerasuola e la Nocellara del Belice.

«Nelle giornate limpide, riusciamo a scorgere l’isola di Pantelleria», ha detto il comproprietario Sandro Domenico Musso. «Qui gli uliveti si sono sviluppati molto bene, grazie al clima secco che previene diverse malattie».

La tenuta comprende un casale risalente al 1860, anno in cui furono piantati molti ulivi. Tra questi vi è una piccola percentuale di varietà trascurate come la Passulunara, la Giarraffa e il Bottone di Gallo.

«Hanno un alto valore storico e botanico, rappresentando un vero e proprio patrimonio che salvaguardiamo con cura. Ogni pianta è come un figlio per noi, poiché le conosciamo tutte una per una», ha detto Musso. «Abbiamo lavorato duramente per migliorare l’azienda, avendo sempre a cuore la tutela dell’ambiente e della sua biodiversità».

Per mantenere l’umidità e migliorare la fertilità del suolo, adottano pratiche sostenibili, tra cui la pacciamatura e il concime verde. Inoltre, hanno recentemente introdotto alcuni alveari nell’oliveto per produrre miele biologico e, soprattutto, per il loro importante ruolo nell’ecosistema.

«Anche in questo caso, per ragioni di sostenibilità, ci affidiamo a un frantoio di ultima generazione che si trova a pochi passi dall’azienda», ha spiegato Musso. «Trattandosi di un impianto a due fasi, non richiede acqua, e possiamo risparmiare gran parte di questa preziosa risorsa anche grazie ai nostri ulivi secolari che non necessitano di irrigazione».

Nell’angolo sud-orientale dell’isola, nel paese di Buccheri, a Siracura, i produttori di Agrestis hanno festeggiato l’ennesimo Premio d’Oro per il loro monovarietale Fiore D’Oro, un olio certificato a Denominazione di Origine Protetta Monti Iblei.

Lorenzo Nicotra

Lorenzo Nicotra

«È sempre una gioia ricevere un premio in un concorso così prestigioso, che contribuisce a valorizzare noi olivicoltori», ha affermato Pietro Nicotra. «Soprattutto alla fine di questi anni molto complicati, segnati dalle difficoltà dovute alla pandemia, alla guerra e alle avversità meteorologiche, è una soddisfazione ancora maggiore poter raggiungere questo risultato».

Insieme al padre, Lorenzo Nicotra, e al socio, Salvatore Paparone, gestisce un oliveto di 50 ettari con 10.000 ulivi. Antichi alberi di Tonda Iblea, con alcuni filari di Biancolilla e Nocellara, prosperano sulle pendici del Monte Lauro, un vulcano spento. Sono in parte sparsi su terrazzamenti ripidi a circa 600-700 metri sul livello del mare.

«L’altitudine e la struttura del terreno non sono facili da gestire e richiedono molto più lavoro», ha affermato Nicotra. «Tuttavia, ci sono anche aspetti positivi, come una forte escursione termica tra il giorno e la notte e un efficace drenaggio dell’acqua piovana, che hanno effetti benefici sulle piante e sui frutti e ci aiutano a migliorare i profili organolettici del nostro prodotto».

«Gli alberi non vengono irrigati, e questo ci permette di preservare questa risorsa fondamentale, poiché la sostenibilità è al centro della nostra visione imprenditoriale», ha aggiunto.

Disposti secondo uno schema di impianto estensivo e situati a una distanza massima di 10 metri l’uno dall’altro, alcuni di questi alberi hanno quasi 1.000 anni.

Da un paio d’anni l’azienda porta avanti un progetto di adozione, grazie al quale i partecipanti instaurano un legame speciale con gli alberi adottati, visitando l’azienda agricola e ricevendo ogni anno una parte dell’olio da essi prodotto.

«Questo progetto ci aiuta a recuperare gli uliveti abbandonati», ha affermato Nicotra. «La filosofia dell’azienda, sin dalla sua fondazione 20 anni fa, è quella di salvaguardare gli uliveti antichi piuttosto che crearne di nuovi».

«Abbiamo infatti iniziato recuperando oliveti abbandonati, anche nell’ottica di salvarli dal rischio di incendi boschivi sempre più frequenti, con l’obiettivo quindi di preservare l’importante patrimonio rappresentato da questi maestosi e antichi ulivi», ha concluso.