Uno studio fa risalire la coltivazione dell'olivo a Jaén a 2.000 anni fa
Uno studio archeologico durato due anni ha fatto risalire la coltivazione dell'olivo a Jaén a circa 2.000 anni fa, collegandone l'espansione al dominio romano e mettendo in luce prove di pratiche agricole sofisticate.
Quest’estate si è concluso uno studio biennale sulle origini della coltivazione dell’olivo a Jaén, i cui risultati sono stati presentati in occasione del Primo Convegno sull’Archeologia Olivicola tenutosi nel capoluogo della provincia.
Avvalendosi di una serie di tecniche, tra cui l’analisi degli isotopi stabili, i ricercatori hanno trovato prove che la coltivazione dell’olivo nella regione risale a circa due millenni fa, con la sua espansione che corrisponde strettamente all’avanzata dell’Impero Romano nella penisola iberica.
Già nel I secolo a.C., gli agricoltori della regione potrebbero aver utilizzato sistematicamente fertilizzanti organici.
Lo studio, condotto dalla ricercatrice Eva María Montes Moya dell’Università di Jaén, si è concentrato sui reperti archeologici provenienti da antichi siti romani della provincia, tra cui El Cerro de la Atalaya ed El Cerro de los Vientos, dove sono state documentate alcune delle più antiche fosse per la coltivazione dell’olivo della regione.
Utilizzando l’analisi degli isotopi stabili, in particolare il carbonio-13 e l’azoto-15, i ricercatori hanno ricostruito oltre 1.000 anni di storia agricola. Il lavoro ha prodotto la prima registrazione isotopica proveniente da piante legnose a crescita lenta nel Mediterraneo occidentale.
L’analisi dei reperti archeologici ha inoltre fornito informazioni sulle condizioni naturali del suolo e dell’acqua e su come le pratiche agricole siano cambiate nel corso del tempo.
Secondo i ricercatori, la coltivazione dell’olivo nella penisola iberica si diffuse gradualmente, seguendo da vicino l’espansione dell’Impero Romano nella regione.
«È a partire dal I secolo d.C. che troviamo prove dirette della produzione di olio d’oliva in luoghi come Cástulo e Marroquíes Bajos», ha affermato Montes Moya.
Questo periodo seguì la conquista della penisola iberica da parte di Roma nel 19 a.C. e la crescente integrazione della regione nell’Impero Romano. I sistemi amministrativi, economici e territoriali romani sarebbero rimasti dominanti per secoli.
Cástulo, ad esempio, era un’importante città romana in Oretania, il territorio storicamente associato al popolo degli Oretani. La regione divenne un’importante fonte di materie prime per l’impero, tra cui minerali e olio d’oliva.
Oltre a far luce sulla cronologia della coltivazione dell’olivo in Spagna, la ricerca ha portato alla luce prove di pratiche agricole sofisticate e organizzate.
L’analisi degli isotopi stabili dell’azoto, ad esempio, ha indicato che già nel I secolo a.C. gli agricoltori potrebbero aver applicato sistematicamente fertilizzanti organici. Secondo i ricercatori, questa scoperta suggerisce che nella penisola esistesse un sapere agricolo ben sviluppato anche prima che si affermassero i sistemi agricoli romani su larga scala.
I ricercatori hanno inoltre esaminato le condizioni ambientali nel periodo studiato e hanno riscontrato significative fluttuazioni nella disponibilità idrica dall’epoca romana fino al periodo medievale.
I periodi di maggiore disponibilità idrica, tra cui il primo periodo imperiale romano e i successivi periodi dell’Emirato e del Califfato, hanno coinciso con fasi di coltivazione dell’olivo più intensiva in diversi siti.
Nel complesso, tuttavia, le prove indicano persistenti limitazioni idriche, condizioni non dissimili da quelle che oggi devono affrontare molti degli oliveti tradizionali spagnoli alimentati dalla pioggia.
Il convegno è stato organizzato dall’Istituto Universitario di Ricerca in Archeologia Iberica, con Montes Moya in qualità di coordinatore scientifico.
Gli organizzatori hanno dichiarato che intendono rendere questo convegno il primo di una serie di eventi volti a diffondere la ricerca sulla coltivazione dell’olivo a un pubblico più ampio e ad accrescere la comprensione da parte dei cittadini dell’olivicoltura e della sua storia.