La Carta della Calabria chiede una maggiore tutela dei paesaggi oliveti italiani

L'associazione italiana “Città dell'Olio” ha presentato un quadro programmatico che prevede una maggiore tutela degli oliveti storici, il sostegno ai coltivatori e il riconoscimento ufficiale dei comuni olivicoli.

L’associazione Città dell’Olio ha presentato la Carta della Calabria in occasione del suo primo convegno nazionale, tenutosi a Corigliano-Rossano, in provincia di Cosenza, dal 10 al 12 luglio.

Coniugando una visione a lungo termine con misure operative da attuare entro il 2030, il quadro politico è stato elaborato dal Consiglio degli Ambasciatori delle Città dell’Olio, composto da rappresentanti delle istituzioni, della ricerca e della cultura.

«Un uliveto ben curato è un’azione radicata nei valori della Repubblica perché unisce il paesaggio, il lavoro e il benessere che la Costituzione ci affida.» – Michele Sonnessa, presidente dell’associazione Città dell’Olio

Si basa inoltre sugli impegni assunti lo scorso anno con la creazione delle Comunità dell’Olio, una rete di istituzioni locali, operatori economici e organizzazioni culturali.

Firmata simbolicamente nell’anno in cui si celebra l’80° anniversario della Repubblica Italiana, la Carta della Calabria riprende i principi della Costituzione del Paese.

Quando entrò in vigore il 1° gennaio 1948, in seguito alla caduta del fascismo e alla fine della Seconda guerra mondiale, la Costituzione della Repubblica Italiana espresse la rinascita politica e sociale del Paese, fondata sui valori di libertà, giustizia e uguaglianza.

La Costituzione, composta da 139 articoli e 18 disposizioni transitorie, può essere modificata solo attraverso una procedura speciale. I principi ambientali sono stati aggiunti nel 2022.

La Carta della Calabria si fonda su questi principi, affermando che un oliveto gestito in modo responsabile incarna l’applicazione dell’articolo 9: «La Repubblica […] tutela il paesaggio […], l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle generazioni future».

La Carta si basa anche sull’articolo 4, che definisce il lavoro come fondamento della comunità, affermando che «la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro […] Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie capacità e la propria scelta, un’attività o una funzione che contribuisca al progresso materiale o spirituale della società».

La Carta della Calabria è stata presentata in occasione del primo convegno nazionale della Città dell’Olio, tenutosi a Corigliano-Rossano dal 10 al 12 luglio.

La Carta della Calabria è stata presentata in occasione del primo convegno nazionale della Città dell’Olio, tenutosi a Corigliano-Rossano dal 10 al 12 luglio.

Essa si fonda inoltre sull’articolo 32, che definisce la salute come «diritto fondamentale e interesse collettivo», un principio che l’olio extravergine di oliva, in quanto pilastro della dieta mediterranea, contribuisce a salvaguardare ogni giorno.

Su questa base, la Carta della Calabria esorta le istituzioni nazionali a riconoscere i paesaggi oliveti e le comunità che li preservano come infrastrutture strategiche che necessitano di protezione attraverso politiche integrate volte ad affrontare i rischi idrogeologici e la tutela del territorio.

Esorta al riconoscimento dei comuni olivicoli come attori istituzionali all’interno della filiera e chiede la consultazione obbligatoria sulle politiche che incidono sul patrimonio olivicolo del Paese.

Il documento sostiene inoltre che la transizione energetica non debba avvenire a scapito dei paesaggi oliveti storici, che dovrebbero essere salvaguardati attraverso misure di tutela rigorose e senza deroghe.

Inoltre, sostiene l’adozione di una legge nazionale sull’olivicoltura sociale e sul recupero degli oliveti abbandonati. Appoggia anche il compenso per i servizi ambientali che gli olivicoltori forniscono alle loro comunità e propone di candidare la cultura dell’olio d’oliva italiana a patrimonio culturale immateriale.

«La Carta della Calabria è l’impegno che le Città dell’Olio offrono al Paese in un anno che segna un anniversario così significativo», ha dichiarato a Olive Oil Times Michele Sonnessa, presidente dell’associazione Città dell’Olio.

«Un oliveto ben curato è un’azione radicata nei valori della Repubblica perché unisce il paesaggio, il lavoro e il benessere che la Costituzione ci affida», ha aggiunto.

In occasione del convegno nazionale di Città dell’Olio, i rappresentanti delle istituzioni e del mondo della cultura hanno affrontato le questioni chiave del settore: la governance territoriale, la tutela del paesaggio, la biodiversità e la qualità del lavoro.

In occasione del convegno nazionale di Città dell’Olio, i rappresentanti delle istituzioni e del mondo della cultura hanno affrontato le questioni chiave del settore: la governance territoriale, la tutela del paesaggio, la biodiversità e la qualità del lavoro.

«Ecco perché chiediamo che i comuni olivicoli siano riconosciuti come attori chiave e che i paesaggi oliveti siano considerati infrastrutture strategiche», ha proseguito Sonnessa. «Non si tratta di un elenco di richieste, ma di un impegno che, d’ora in poi, tradurremo in azioni concrete insieme alle Comunità dell’Olio d’Oliva».

L’evento di tre giorni a Corigliano-Rossano ha visto dibattiti tra rappresentanti delle istituzioni e delle università, che hanno affrontato le principali sfide del settore, tra cui la governance territoriale, la tutela del paesaggio, la biodiversità, le condizioni di lavoro e il ricambio generazionale.

I partecipanti hanno evidenziato la carenza di manodopera, lo spopolamento delle aree interne, l’abbandono dei terreni agricoli e l’erosione del suolo tra i problemi più urgenti del settore.

Le discussioni hanno sottolineato il ruolo fondamentale dei coltivatori nella salvaguardia dei paesaggi oliveti e il principio secondo cui solo le aziende agricole economicamente sostenibili possono garantire la tutela del paesaggio, preservare la biodiversità e sostenere lo sviluppo dell’oleoturismo.

Con questo obiettivo, la Carta della Calabria propone di recuperare almeno un’area olivicola abbandonata per ogni Comunità dell’Olio d’Oliva, creare programmi per i giovani, istituire meccanismi di sostegno nelle aree a rischio di spopolamento e condurre un censimento delle varietà autoctone in ciascun territorio.

Prima della conclusione del convegno, gli organizzatori hanno messo in risalto la Calabria, regione ospitante e terzo produttore italiano di olio d’oliva, per la sua biodiversità, i suoi paesaggi e la produzione di alta qualità.

Il sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi, ha espresso soddisfazione per aver ospitato un evento che ha delineato una visione di ampio respiro per il settore olivicolo nazionale.

«La Carta della Calabria è nata qui, e da qui inviamo un messaggio a tutto il Paese», ha affermato. «I territori possono diventare protagonisti di un modello che valorizza l’identità, l’ambiente, la cultura e le imprese, rendendo l’olivo un elemento di coesione e un motore di sviluppo futuro».