A Oliveto Citra, un'azienda agricola a conduzione familiare promuove la ricerca, la sostenibilità e la qualità
Gli esperti frantoiani dell’Oleificio Dell’Orto producono in Campania oli extravergini di oliva di alta qualità a partire da varietà autoctone, guidati da un forte impegno nella ricerca e nella divulgazione.
Arroccato sulla cima di una collina che domina la valle del Sele Superiore, nella provincia di Salerno in Campania, Oliveto Citra è la sede dell’Oleificio Dell’Orto sin dagli anni ’70 del XIX secolo. Il pittoresco paese prende il nome dalla parola italiana che significa “oliveto” e fa riferimento alle sue origini trecentesche, riflettendo la sua profonda vocazione olivicola e il suo retaggio storico.
Uno dei nostri alberi più antichi è un Carpellese, simbolo della storia della nostra azienda con la sua presenza bella e imponente. Sapere come preservare il territorio e condividerne la storia ha un grande valore oggi.
“L’azienda è stata fondata dal mio bisnonno Vito, poi è passata a mio nonno, da cui ho preso il nome, a mio padre Fiore e infine a me e mio fratello Sergio”, ha raccontato a Olive Oil Times il co-proprietario Polidoro Dell’Orto. Egli rappresenta la quarta generazione di una famiglia di molitori che ha guidato l’evoluzione delle tecnologie di estrazione per più di un secolo e mezzo.

La famiglia Dell’Orto e i suoi collaboratori durante la raccolta
Nei primi anni del frantoio, l’olio veniva estratto utilizzando due presse con argani azionati a mano, quindi raccolto in una vasca da cui veniva prelevato con un mestolo. In seguito, l’energia idraulica ha trasformato i macchinari e l’arrivo delle centrifughe ha migliorato significativamente l’efficienza e la qualità.
Il moderno sistema di estrazione a freddo a ciclo continuo è stato introdotto dai due fratelli, cresciuti nel frantoio e sempre pronti ad abbracciare l’innovazione ad ogni occasione.
“Nel 1998 abbiamo investito nell’aggiornamento della nostra tecnologia di frantumazione, diventando all’avanguardia nella zona”, ha detto Dell’Orto. “Da allora non ci siamo mai fermati. Abbiamo sostituito tre impianti, puntando sempre alla massima qualità”.
Gli impianti dell’azienda sorgono nel cuore di un oliveto di 1.500 ulivi che si estende lungo la valle, dove scorre il secondo fiume più grande della Campania. Alberi secolari crescono accanto a piantagioni più recenti.
Gli oliveti sono composti principalmente da Carpellese e Rotondella, varietà autoctone da cui Dell’Orto ha prodotto due oli extravergini di oliva di alta qualità — un monovarietale e una miscela — entrambi premiati con il massimo riconoscimento al Concorso Mondiale dell’Olio d’Oliva NYIOOC 2025.

Polidoro Dell’Orto e sua madre Lucia nella loro azienda agricola di famiglia a Oliveto Citra
“Uno dei nostri alberi più antichi è un Carpellese, simbolo della storia della nostra azienda con la sua presenza bella e imponente”, ha detto Dell’Orto. “Invito spesso amici e visitatori a toccarlo come gesto di buona fortuna”.
Ha osservato che probabilmente furono i Greci e i Fenici a introdurre la coltivazione dell’olivo nella regione. “Grazie a questa lunga storia, i nostri oliveti comprendono non solo varietà classiche come Leccino e Frantoio, ma anche altre che non sono ancora state identificate. Stiamo avviando un progetto di ricerca con il Consiglio per la Ricerca Agricola (CREA) per studiarne i genotipi.”
La ricerca riveste un ruolo centrale nell’azienda, che collabora anche con il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Napoli. Il frantoio ha aderito a uno studio sulle acque reflue e sulle sansa d’oliva, esplorando applicazioni innovative, compresi potenziali usi in campo medico.

Polidoro (a destra) e Sergio Dell’Orto al lavoro nel frantoio di famiglia
“Siamo interessisati a studiare i sottoprodotti della trasformazione perché crediamo che nulla dell’olivo debba andare sprecato”, ha detto Dell’Orto. L’azienda valorizza i noccioli d’oliva come fonte di biomasse e lascia che le foglie d’olivo maturino e fermentino. “Dopo un anno e mezzo, diventano una torba ricca che usiamo per concimare il terreno.”
“Conduciamo ricerche sia sul campo che in frantoio, dove sperimentiamo continuamente con le nostre macchine Alfa Laval”, ha aggiunto. “Ogni anno apportiamo miglioramenti per massimizzare le prestazioni.”
Oltre alla molitura per conto terzi, l’azienda lavora a stretto contatto con gli agricoltori locali. I tecnici monitorano gli oliveti tutto l’anno e forniscono consulenza agronomica. Il frantoio acquista poi olive di prima scelta da questi coltivatori per produrre una linea dedicata, attualmente proveniente da circa 2.000 alberi.

Durante la raccolta, i lavoratori stendono delle reti sotto gli ulivi nell’azienda agricola Dell’Orto.
“Abbiamo visto molti agricoltori della zona passare all’agricoltura biologica, il che è molto positivo”, ha detto Dell’Orto. “Gli agricoltori sono sempre più consapevoli della sostenibilità, un principio che guida il nostro lavoro”. L’azienda ha inoltre installato pannelli fotovoltaici per alimentare i propri impianti.
“I nostri oli si distinguono per due marchi di garanzia, la DOP Colline Salernitane e la certificazione biologica”, ha aggiunto. “Rappresentano il nostro legame con questa terra e il nostro impegno a proteggerla”.
L’azienda esporta il 50% della propria produzione attraverso importatori specializzati in prodotti di alta gamma, con Giappone, Stati Uniti, Svezia, Svizzera e Australia tra i suoi principali mercati. Gli acquirenti internazionali, ha detto, apprezzano l’impegno ambientale dell’azienda.
“Ospitiamo spesso i nostri acquirenti in visita, in modo che possano vedere con quanta cura gestiamo i nostri uliveti”, ha detto Dell’Orto. “Soprattutto, ho a cuore questa terra perché ci sono nato e la amo profondamente. Rispettarla mi viene naturale”.

Polidoro Dell’Orto e sua moglie Eliana Calabrese
“La nostra visione della qualità non riguarda solo i prodotti, ma l’intero territorio”, ha continuato. “Oliveto Citra è immune dall’inquinamento e dall’industria pesante. Il territorio è incontaminato e il paesaggio è bellissimo, specialmente in primavera e in autunno, quando i colori della valle risplendono. Sapere come preservare il territorio e condividerne la storia ha un grande valore oggi”.
Negli ultimi anni, Dell’Orto si è dedicato a iniziative educative rivolte al pubblico e agli studenti, con l’obiettivo di sensibilizzare sulle qualità dell’olio d’oliva e creare nuove opportunità di lavoro a livello locale.
“Lo spopolamento è da tempo un grave problema per i villaggi italiani, riducendo la forza lavoro disponibile”, ha affermato. “Per questo motivo, organizziamo eventi, conferenze e degustazioni per coinvolgere le persone — specialmente i giovani — e mantenerle legate al territorio.”
Gli studenti sono invitati a visitare gli uliveti e il frantoio. Ai futuri chef vengono offerti corsi di degustazione, mentre i bambini più piccoli imparano a conoscere l’alimentazione sana e le buone abitudini.
“Credo nel potere dell’educazione per stimolare l’appreziazione della qualità e la cura del territorio”, ha detto Dell’Orto. Ha osservato che negli ultimi anni sono sorti nuovi B&B, strutture agrituristiche e case vacanza, attirando un maggior numero di visitatori. “La coltivazione dell’olivo modella il paesaggio e crea opportunità per l’oleoturismo a beneficio della comunità”.
Gli uliveti dell’azienda sono aperti a tutti. La proprietà non ha recinzioni e Dell’Orto incoraggia gli agricoltori vicini a lasciare che i loro animali vaghino liberamente.
«I nostri uliveti sono ricoperti d’erba, quindi permettiamo ai nostri polli di razzolare sotto gli alberi e a un pastore locale di portare le sue pecore a pascolare. I cavalli di un altro vicino vagano tra i filari», ha detto. «A volte si presenta un nuovo cane o gatto, e ci prendiamo cura di tutti loro. C’è una sinergia naturale tra gli animali e gli uliveti rigogliosi, dove volpi e altri animali selvagi trovano il loro habitat. Questa è un’ulteriore prova di un’ambiento sano, e credimo che savaguardare il terreno sia l’unico modo per produrre oli d’oliva extra vergini di alta qualità.”