La produzione di olio d'oliva in Italia supererà le stime iniziali
Secondo gli ultimi dati diffusi dall'Ismea, in collaborazione con l'Unaprol, quest'anno la produzione italiana di olio d'oliva dovrebbe superare le 300.000 tonnellate.
Secondo le previsioni elaborate dall’Istituto per i servizi al mercato agricolo e alimentare (Ismea), in collaborazione con l’organizzazione nazionale dei produttori di olio d’oliva Unaprol, la produzione italiana di olio d’oliva nella campagna 2019/20 potrebbe raggiungere le 321.000 tonnellate, con un aumento dell’84% rispetto all’anno scorso.
"Il dato è leggermente superiore alla media degli ultimi quattro anni", ha dichiarato a Olive Oil Times l'analista di mercato dell'Ismea, Tiziana Sarnari. "Dobbiamo tuttavia considerare che durante la campagna precedente, così come nel 2016, i volumi prodotti dagli agricoltori italiani erano molto bassi".
Nonostante i problemi climatici, che sono diventati sempre più frequenti a livello globale, la produzione è aumentata, in un contesto che sembra essere diametralmente opposto a quello dello scorso anno.
“Tuttavia, quest’anno, nonostante i problemi climatici, che sono diventati sempre più frequenti a livello globale, la produzione è aumentata, in un contesto che sembra essere diametralmente opposto a quello dello scorso anno, con una crescita sostanziale al sud e un calo al centro e al nord”, ha aggiunto.
L’Ismea sottolinea che in questa campagna molti agricoltori hanno dovuto affrontare innanzitutto uno shock termico, causato dal freddo eccessivo durante la fioritura. A questo ha fatto seguito l’improvviso arrivo del caldo durante l’allegagione che, insieme a un’estate calda e secca, ha causato un notevole stress idrico agli alberi. Infine, in autunno, venti e temporali hanno rallentato le operazioni di raccolta.
Vedi anche: Notizie sul raccolto 2019Anche gli effetti del gelo del marzo 2018 hanno influito sulla resa di quest’anno.
Al contrario, altre zone hanno beneficiato di piogge stagionali e temperature favorevoli. Ciò ha garantito una buona fioritura, che a sua volta ha portato a un'adeguata impollinazione e, di conseguenza, a un buon allegagione.
In gran parte del Sud Italia, il clima primaverile ideale ha garantito un corretto sviluppo vegetativo, che ha presto fatto sperare in un aumento della produzione.
Buoni segnali di ripresa si sono registrati in Puglia, che in condizioni ideali rappresenta la metà della produzione nazionale, ma che lo scorso anno ha registrato un calo del 65% a causa delle forti gelate.
La provincia di Bari-Andria-Trani ha registrato un notevole aumento delle rese. Nel Salento, a parte le aree improduttive colpite dalla Xylella fastidiosa, la produzione dei frutteti sani dovrebbe essere superiore a quella dello scorso anno, grazie alle abbondanti piogge primaverili che hanno garantito un buon sviluppo durante le fasi di fioritura e allegagione.
Si prevedono volumi maggiori anche in Calabria, in particolare dai frutteti situati sul versante ionico della provincia di Reggio Calabria e nella zona di Cosenza. Anche Catanzaro ha goduto di un buon sviluppo vegetativo, mentre un leggero calo rispetto alle stime iniziali potrebbe essere causato dal fatto che alcune varietà stanno entrando in un anno di riposo.
Una fioritura abbondante in Sicilia aveva suscitato grandi aspettative tra gli esperti. Tuttavia, il verificarsi di eventi meteorologici sfavorevoli durante l’allegagione porterà probabilmente a una resa inferiore alle attese. Si prevede comunque un elevato livello qualitativo, poiché i parassiti non hanno causato danni reali alla frutta.
Una situazione simile si è verificata in Sardegna, specialmente nella parte meridionale dell’isola, dove un’estate calda e secca, che ha ostacolato una crescita vegetativa ottimale, non dovrebbe influire sul trend al rialzo.
I dati sono promettenti anche in Basilicata e Molise, nonostante le condizioni meteorologiche non ideali durante i mesi più caldi.
In Campania, le varietà a maturazione precoce hanno avuto alcuni problemi a causa del caldo durante l’allegagione, mentre altre, come la Rotondella, hanno ottenuto risultati eccellenti. Anche in Abruzzo è previsto un aumento della produzione, trainato principalmente dalle rese elevate della provincia di Chieti.
Nel Lazio è prevista una ripresa rispetto allo scorso anno, ma la produzione potrebbe essere inferiore al suo livello potenziale poiché sono state effettuate molte potature di riforma negli oliveti colpiti dall’ondata di freddo del Burian.
Anche nelle Marche molti olivi sono sulla via della ripresa dopo il Burian. Inoltre, le basse temperature primaverili hanno causato ritardi nella fioritura di varietà come Leccino e Frantoio in alcune zone, dove è prevedibile una crescita moderata.
Il quadro cambia nelle regioni centrali dell’Umbria e della Toscana, che registreranno probabilmente un calo del 30% rispetto allo scorso anno. Le questioni sopra menzionate sono alla base del forte calo previsto dagli esperti in Liguria, Veneto, nell’intera area del Lago di Garda, che comprende Lombardia e Trentino, e in Friuli Venezia Giulia.
Solo in Piemonte la situazione dovrebbe rimanere invariata rispetto alla campagna precedente.
“Secondo le nostre stime, basate sui dati del Consiglio Oleicolo Internazionale e della Commissione Europea, la produzione mondiale di olio d’oliva nel 2019 supererà la soglia dei tre milioni di tonnellate, il che, nonostante un leggero calo, è comunque in linea con i volumi prodotti lo scorso anno”, ha affermato Sarnari.
“Un calo stimato del 30% per la Spagna dovrebbe quindi essere compensato dalla crescita dell’Italia e di altri paesi del Mediterraneo come la Grecia, con un aumento del 62%, la Tunisia, con cifre più che raddoppiate rispetto allo scorso anno, e il Portogallo, la cui produzione dovrebbe crescere del 25%”.