La Corte di giustizia dell'UE autorizza l'abbattimento degli alberi vicini a quelli infettati dalla Xylella
La Corte di giustizia dell'Unione europea ha stabilito che la Commissione può imporre agli Stati membri di eliminare tutte le piante suscettibili di essere infettate dal virus Xf, anche in assenza di sintomi di infezione, qualora tali piante si trovino in prossimità di piante già colpite.
La Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che la Commissione europea può imporre agli Stati membri di rimuovere tutte le piante suscettibili di essere infettate dal batterio Xylella fastidiosa
(Xf) qualora si trovino in prossimità di piante già colpite, anche in assenza di sintomi di infezione.
La rimozione delle piante infette, anche in presenza di incertezza scientifica in materia, è giustificata dal principio di precauzione.
Secondo la sentenza, «lo Stato membro interessato, entro un raggio di 100 metri intorno alle piante che sono state sottoposte a test e risultate infette dall’organismo specificato, rimuove immediatamente: le piante ospiti, indipendentemente dal loro stato di salute; le piante infette dall’organismo specificato; le piante che presentano sintomi indicativi di una possibile infezione da tale organismo o sospettate di essere infette da tale organismo». Inoltre, esso «deve effettuare adeguati trattamenti fitosanitari contro l’organismo vettore specificato e le piante che possono ospitare vettori. Tali trattamenti possono includere, se del caso, la rimozione delle piante».
Con una procedura d’urgenza, la Corte ha confermato la validità della decisione della Commissione che imponeva l’obbligo di rimuovere tutte le piante ospiti entro un raggio di 100 metri attorno alle piante infette. Poiché l’obbligo di applicare trattamenti fitosanitari adeguati potrebbe includere, «se del caso», la rimozione delle piante, la misura non prevede al momento un sistema di indennizzo per gli agricoltori, ma tale possibilità non può tuttavia essere esclusa.
I giudici lussemburghesi hanno chiarito che, sebbene i pareri scientifici non abbiano ancora dimostrato l’esistenza di un nesso causale certo tra la Xylella e l’essiccamento degli olivi, «esiste comunque una correlazione significativa tra tale batterio e la patologia manifestata dagli olivi. In tal senso, l’adozione di misure precauzionali quali la rimozione delle piante infette, anche in presenza di incertezza scientifica in materia, è giustificata dal principio di precauzione».
La Corte ha inoltre affermato che la rimozione delle piante situate nelle vicinanze di quelle infette è strettamente «proporzionata», considerando l’adozione da parte della Commissione, nel 2014, di misure meno restrittive che non sono riuscite a impedire la diffusione del batterio. Inoltre, «l’adozione di misure meno onerose non è possibile, poiché attualmente non esiste alcun trattamento in grado di curare le piante infette in campo aperto».
Lussemburgo, tuttavia, ha avvertito che, qualora dovessero emergere nuovi dati scientifici dai quali risultasse che non è più necessario abbattere le piante ospiti, la Commissione dovrebbe modificare le misure.
A dicembre, un procuratore di Lecce ha ordinato il sequestro di tutti gli olivi destinati alla rimozione nel piano di emergenza, e ora deve decidere se confermare o revocare tale provvedimento.
«Convocherò una riunione della task force martedì prossimo per valutare gli effetti di questa sentenza», ha dichiarato il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che dopo la riunione di martedì intende confrontarsi con il procuratore di Lecce e il Ministero dell’Agricoltura. «Sulla base della posizione italiana che emergerà da tali convocazioni, richiederò un incontro con le massime autorità dell’Unione Europea», ha annunciato Emiliano.
Come previsto, la sentenza ha suscitato proteste tra gli agricoltori che lottano per la salvaguardia delle loro colture.