Olio d’oliva «Muron»: 1.700 anni di storia
Il Muron viene prodotto ogni 7 anni utilizzando oltre 40 ingredienti sacri e olio d'oliva vergine, unendo l'olio vecchio a quello nuovo, in una tradizione ininterrotta che dura da oltre 1.700 anni.

Foto: Chiesa armena
Quando Dio parlò a Mosè sul Monte Sinai, disse: «Prendi le migliori spezie: mirra liquida… e cannella profumata… e canna aromatica… e cassia… e olio d’oliva… e con queste cose preparerai un olio sacro per l’unzione, miscelato come fa il profumiere… questo sarà il mio olio sacro per l’unzione per tutte le vostre generazioni». (Esodo 30:22-33).
E così comandato, ogni sette anni dal 301 d.C. i sacerdoti armeni provenienti da tutto il mondo si recano in una delle più antiche cattedrali esistenti: l’antica Cattedrale di Etchmiadzin in Armenia. Fu qui che San Gregorio, patrono degli armeni, preparò il primo campione di Muron «come simbolo religioso unificante di perdono e pace, e come medicina per la guarigione», ed è qui che i sacerdoti adempiono alla loro missione: tornare nelle rispettive diocesi con il loro prezioso carico di Muron appena preparato – l’olio sacro dal profumo dolce.
La ricetta viene preparata in un enorme calderone d’argento riccamente inciso ed è composta da oltre 40 ingredienti diversi: erbe, estratti di fiori, spezie, vino e il componente principale: olio d’oliva vergine puro. Per proteggere il dolce profumo, il coperchio del calderone viene sigillato con pasta cruda e l’intero insieme viene cotto a vapore per tre giorni e tre notti. I vescovi utilizzano tre reliquie sacre per santificare l’olio: il Geghart – la lancia che trafisse il costato di Cristo; un pezzo di legno che si ritiene provenga dalla Croce originale sulla quale Cristo sacrificò la propria vita; e la sacra mano destra di San Gregorio l’Illuminatore.
Accompagnato dalla lettura di testi sacri e dal suono delle campane a simboleggiare la discesa dello Spirito Santo, il calderone viene aperto e vi viene aggiunto il Santo Crisma della cerimonia precedente – il vecchio al nuovo – mescolato con la partita originale risalente alla fondazione della Chiesa armena 1.711 anni fa. Rappresenta la continuazione di una catena ininterrotta fin dai tempi di San Gregorio – e uno straordinario legame tra millenni.
Nei prossimi sette anni, il Muron sarà usato con parsimonia nelle chiese armene, sparse come il loro popolo in tutto il mondo. I leader della Chiesa sottolineano che, nel corso dei secoli, «il Muron ha contribuito a sostenere un popolo decimato e disperso dalla guerra, dalle conquiste e dal genocidio».