Le denominazioni di origine stanno dando i loro frutti per l'olio d'oliva italiano?

Le denominazioni di origine stanno aiutando i produttori italiani di olio d'oliva? Il Consiglio dell'Olio d'Oliva Italiano ha cercato di fornire delle risposte attraverso un rapporto sulla filiera dell'olio d'oliva DOP italiano.

Sono trascorsi quasi vent’anni da quando, nel 1992, è nata nell’Unione Europea la DOP (Denominazione di Origine Protetta) e quindici da quando, nel 1996, le prime DOP sono state applicate all’olio extravergine di oliva in Italia. È giunto il momento di fare il punto della situazione e di porsi alcune domande scomode ma necessarie: la DOP rappresenta una vera risorsa per l’olio d’oliva? Aiuta i produttori ad aumentare i propri ricavi?

Unaprol (il Consiglio Italiano dell’Olio d’Oliva) e Federdop (la Federazione Italiana dei Consorzi DOP) hanno cercato di fornire delle risposte attraverso un rapporto esaustivo sulla filiera italiana dell’olio d’oliva DOP. Il rapporto includeva un’indagine su un ampio campione di produttori certificati – 205 aziende agricole associate a Federdop – e offre un profilo del produttore medio italiano di olio d’oliva DOP.

Il risultato più sorprendente è stato che il mercato DOP in Italia copre solo l’1% dell’intero settore dell’olio extravergine di oliva. Potrebbe essere un dato deludente ma, come ha affermato il presidente di Unaprol Massimo Gargano, stiamo parlando della fascia più alta della produzione italiana di olio d’oliva.

L’Italia conta 39 DOP e 1 IGP (Indicazione Geografica Protetta) per l’olio d’oliva, più di qualsiasi altro paese europeo, ma l’intera produzione certificata ammonta a sole 10.000 tonnellate. Di queste, un impressionante 42% proviene dalla Toscana (IGP Olio Toscano) e il 21% dalla Puglia (DOP Terra di Bari). Il 6% ha la DOP Umbria e il 4% la denominazione Riviera Ligure. Il restante 27% è ripartito tra le altre 36 DOP italiane.

L’etichetta DOP ha un’importanza economica molto diversa nelle varie aree d’Italia (ad esempio, il Nord Italia rispetto al Sud Italia). Il prezzo medio dell’olio extravergine di oliva certificato è di circa 10 euro al chilo, ma mentre alcuni oli del Nord (come le DOP Brisighella, Garda e Riviera Ligure) superano ampiamente tale cifra, gli oli DOP del Sud come il Terra di Bari non raggiungono i 4 euro al chilo.

Tuttavia, i produttori italiani sembrano ancora fiduciosi nel valore della DOP: i dati mostrano che nel 2010 il 52% del campione ha scelto di aumentare la produzione certificata e quasi l’intero campione – il 99% – ha deciso di confermare la propria scelta per la DOP.

Il 64% degli intervistati ritiene che l’etichetta DOP aumenti il valore del prodotto; il 25%, invece, sceglie la certificazione per soddisfare meglio un consumatore più esigente, mentre l’11% per soddisfare le richieste del commercio e della vendita al dettaglio.

Ancora una volta, la percezione dei produttori riguardo all’influenza della DOP varia profondamente da una regione all’altra: nel ricco Nord-Est il 100% degli intervistati ritiene che il mercato della DOP sia in espansione, mentre nelle regioni del Sud questa percentuale scende al 35%, e il 56% pensa che sia in una fase di stallo.

Ma chi è il produttore italiano medio di olio d’oliva DOP? L’indagine mostra come la maggior parte degli intervistati siano lavoratori autonomi. I conduttori hanno in media 53 anni e il 73% sono uomini – ma in Sicilia e Sardegna, le principali isole italiane, le conduttrici rappresentano il 58%. Per quanto riguarda il titolo di studio, la percentuale maggiore possiede un diploma di scuola superiore, mentre il 29% possiede una laurea (fino al 35% nell’Italia centrale e meridionale).

Un'ultima menzione va alla catena di distribuzione. Il 30% dell'olio d'oliva DOP confezionato viene venduto attraverso rivenditori al dettaglio, mentre il 28% viene venduto attraverso il commercio all'ingrosso. Vale la pena sottolineare che il 17% viene venduto al settore della ristorazione, in particolare ai ristoranti di alto livello che svolgono un ruolo fondamentale nella promozione dell'olio d'oliva di alta qualità.

«Il marchio DOP non risolve tutti i problemi», ha affermato il presidente di Federdop Silvano Ferri, «ma è un punto di partenza per creare un sistema di valori che includa il territorio (terroir), le tradizioni e la cultura». E l’Italia non è certo a corto di nessuno di questi elementi.